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di Alessandra Di Filippo

Il Centro, 1 giugno 2023

È un 41enne di Avezzano. Tensione alle stelle dopo la notizia, un recluso sale sul tetto: richiamati tutti gli agenti in servizio Tensione alle stelle, ieri pomeriggio, nel carcere di San Donato dove, nel giro di 4 giorni, si è consumato il secondo dramma. Un detenuto di 41 anni, originario di Avezzano, Luca Maiorano, si è tolto la vita all’interno della sua cella, impiccandosi.

La scoperta è stata fatta attorno alle 16. Ma appena i compagni della sezione giudiziaria, una settantina in tutto, sono venuti a sapere quello che era successo, è scoppiato il caos. Urla, spintoni. Uno dei detenuti è riuscito a salire sul tetto di un casotto della struttura. Gli altri si sono rifiutati di tornare nelle celle. Immediatamente, per evitare che la protesta potesse allargarsi e degenerare, sono stati richiamati in servizio tutti gli agenti della penitenziaria e insieme sono riusciti a riportare la situazione alla normalità.

Ci sono volute però oltre tre ore. Nel frattempo, di supporto all’esterno è stato richiesto l’intervento dei carabinieri e della polizia che hanno circondato la casa circondariale. È stato allertato il magistrato di sorveglianza. A causa della protesta, per diverso tempo, un furgone con un detenuto che doveva rientrare è rimasto bloccato all’esterno. Già da giorni, nella struttura, c’era agitazione. Venerdì scorso, un 40enne di origine marocchina si è dato fuoco per protesta. Si è salvato grazie all’intervento tempestivo delle guardie.

“Tutto questo sta succedendo”, spiega Nicola Di Felice, segretario regionale dell’Osapp, “perché come andiamo ripetendo ormai ogni giorno c’è un sovraffollamento dei detenuti del 50% e di contro non c’è il personale. E non parlo solo dei poliziotti della penitenziaria. C’è carenza di medici, infermieri, specialisti. A San Donato, ad esempio, c’è un’altissima presenza di detenuti con patologie psichiatriche che non possono avere tutte le cure che servirebbero.

“Così”, prosegue, “non si può andare avanti. La situazione è al limite. Le istituzioni, la politica devono intervenire e farsi carico dei gravissimi problemi che ci sono. Ricordo che San Donato è dentro la città. Se accade qualcosa, ci vanno di mezzo tutti. Da Roma devono farsi sentire anche sulle questioni riguardanti la giustizia. Pescara ha diritto ad avere un carcere funzionale”.

Anche per Giuseppe Di Domizio, segretario provinciale del Sinappe, “quello che è successo e sta succedendo dipende dalla carenza di personale a tutti i livelli. Per non parlare delle condizioni della struttura, che cade a pezzi”. I detenuti si ribellano “perché non hanno attività da fare, non hanno nulla. E questo perché non c’è il personale. I pochi in servizio non riescono a garantire i servizi neppure quelli minimi, non riescono a sopperire alle loro esigenze”.