agi.it, 6 ottobre 2024
Il carcere è “divenuto nel nostro Paese di per sé una macchina della disperazione. Un luogo incivile del quale vergognarsi: vero e unico esempio di resa dello Stato”. Lo ha detto il presidente dell’Unione delle Camere penali Francesco Petrelli, parlando al congresso straordinario dei penalisti in corso a Reggio Calabria, rilevando che “idee fatte del gettare via le chiavi, del marcire in galera, e di quella equivocata idea della certezza della pena hanno fatto apparire come naturalmente accettabile il vivere ristretti, in spazi degradati, fatiscenti e sovraffollati, fra le blatte e le cimici, fra la scabbia e le muffe, senza servizi igienici e sanitari degni di questo nome, e il permettere quindi che 73 persone detenute, abbandonate a se stesse in quei luoghi privi di speranza e di qualsiasi possibile risposta di giustizia, si siano suicidate, e continuino a farlo, dandosi la morte nei modi più atroci”.
Nella realtà carceraria “caratterizzata da strutture fatiscenti e un tasso di sovraffollamento medio del 130,59% - ha osservato ancora Petrelli - lo squilibrio fra le risorse, materiali, sanitarie, trattamentali, disponibili e il numero dei detenuti provoca inevitabilmente condizioni di espiazione delle pene asfittiche, inumane e degradanti. Non si tratterebbe affatto di dare un premio immeritato liberando i condannati, ma semplicemente di riconoscergli un minimo risarcimento per le condizioni infami nelle quali sono stati costretti a vivere la privazione della libertà. Eppure le parole amnistia o indulto, e la stessa liberazione anticipata speciale, sono divenute parole eretiche espulse dal vocabolario della maggioranza. Parole che continueremo a pronunciare e a ricordare al Governo e al Parlamento - sottolinea il presidente Ucpi - perché sono ancora oggi, più che mai, gli strumenti elettivi che rispondono all’emergenza, che soprattutto salvano vite umane ma che anche salvano il carcere dall’illegalità”.
L’intervento del senatore Nicola Irto (Pd)
“Il Decreto Carceri è una scatola vuota e il ddl Sicurezza un attacco molto pericoloso alla libertà di dissenso e protesta”. L’ha detto il senatore Nicola Irto nel suo intervento, in rappresentanza del Partito democratico nazionale, al congresso straordinario dell’Unione delle Camere penali italiane. Il parlamentare - che ha espresso la vicinanza e il sostegno del Pd alle Camere penali calabresi in stato di agitazione - ha ricordato che “in Italia ci sono 61.547 detenuti in 189 istituti, con 51mila posti teorici ma soltanto 47mila effettivi e peraltro con un sovraffollamento superiore al 130 per cento”.
“Rispetto a questo grave problema, la maggioranza di governo - ha aggiunto il senatore dem - ha votato contro una recente proposta di legge sullo svuotamento delle carceri. Nei mesi scorsi, come Partito democratico, avevamo verificato le preoccupanti condizioni dei detenuti con l’iniziativa “Bisogna aver visto”, ispirata alla lezione di diritto e umanità di Pietro Calamandrei. Al riguardo il governo e la sua maggioranza sono molto indietro e cercano effetti speciali ma non la sostanza”.
A proposito del ddl Sicurezza, poi, Irto ha accusato: “L’articolato va a criminalizzare le proteste pacifiche, specie di chi si oppone alla costruzione di grandi opere pubbliche. Il testo prevede addirittura pene sino a 20 anni per chi protesta nei Centri di permanenza per il rimpatrio oppure nelle carceri. Oltre a contrastare con gli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione, questo disegno di legge determinerebbe un’imperdonabile marginalizzazione di mendicanti, senzatetto, rom, detenuti e attivisti dei diritti. Le riforme - ha concluso - devono servire al singolo e alle comunità, non a limitarne o a comprimerne i diritti”.










