piacenzasera.it, 6 dicembre 2024
“Ero timido, la musica mi ha dato speranze” Il rap scritto dai giovani detenuti del carcere di Piacenza. Ultima tappa per il progetto finanziato grazie alla Youth Bank (la banca dei giovani promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano) “Da dentro a fuori - Musica per includere”: all’interno delle Novate è stato allestito un palco sul quale due ragazzi si sono esibiti presentando tra gli applausi brani musicali da loro elaborati con la supervisione del giovane rapper piacentino Michele Rossi, in arte True Skill, e l’aiuto dell’educatrice Roberta Cavaterra. Ospite speciale dell’evento il rapper Alessio Mariani, in arte Murubutu, musicista e professore di storia e filosofia a Reggio Emilia, conosciuto per il famoso talk show intitolato “letteraturarap”, un intreccio tra il mondo letterario e la scena rap in cui si mischiano metrica e narrativa con l’obiettivo di avvicinare le giovani generazioni alla conoscenza di correnti e opere letterarie; l’artista utilizza la musica come metodo di insegnamento per avvicinare i giovani alla letteratura e all’arte, per fornire stimoli e interessi, creando una terra di confine che ospita un linguaggio comune.
Due ragazzi detenuti, Anas e Agostino, si sono esibiti nel pomeriggio di giovedì 5 dicembre proponendo i propri brani rap nella sala teatro del penitenziario, davanti a una quarantina di altri detenuti, tutti giovani. Li ha accompagnati alle “macchine” il dj Papa Dome. Ad ascoltarli c’era anche la direttrice Maria Gabriella Lusi, l’ex garante dei detenuti Alberto Gromi e il personale di polizia penitenziaria. Per la Fondazione di Piacenza e Vigevano presente la consigliera Noemi Perrotta. Dopo l’esibizione di Anas e Agostino, spazio a Murubutu che ha risposto ad alcune domande di Michele True Skill e poi ha cantato tre brani.
“Un’esperienza costruttiva per i detenuti e soprattutto un’esperienza di fiducia nelle proprie potenzialità - la presenta la direttrice del carcere delle Novate Maria Gabriella Lusi -. Penso che uno dei compiti educativi di un istituto di pena sia proprio quello di mettere le persone nelle condizioni di riscoprirsi, perché tante volte dietro agli errori c’è la sfiducia innanzitutto in se stessi e la non conoscenza delle potenzialità e delle risorse che si hanno. È stato fatto un bel lavoro di squadra con l’Associazione “Verso Itaca”, grazie al quale si è arrivati a questo risultato che nella sua semplicità esprime molto in termini di umanità e di capacità personale. Si tratta della quarta tappa del progetto “Da dentro a fuori”: se normalmente è il carcere ad accogliere la comunità esterna, in questo caso attraverso l’esperienza musicale si vuole portare fuori la voce del carcere”. Nell’aprire il concerto, la direttrice Lusi ha rivolto un messaggio ai detenuti presenti in sala: “Così come Anas e Agostino, impegnandosi, hanno realizzato qualcosa di importante, anche voi tutti potete farlo. È importante immaginarsi in un mondo diverso da quello in cui si è”.
“Lavorare con questi ragazzi - racconta Michele True Skill - è stato per me motivo di crescita: si sono rivelati da subito molto aperti, hanno capito che non ero venuto qui per fare la morale o insegnare qualcosa, ma per affiancarli in un percorso che senza di me non sarebbe stato possibile ma che partiva da un loro interesse e da una loro volontà. Mi hanno lasciato delle storie incredibili, dandomi la possibilità di conoscere una realtà complicatissima, alla quale non avrei mai avuto accesso, attraverso aneddoti, emozioni, le loro storie personali. Uno scambio reciproco, da dentro a fuori e da fuori a dentro, e per me un grande arricchimento”.
“Mi ha colpito la trasparenza e l’umiltà - commenta Murubutu - due valori molto rari nel rap. Sono ragazzi alle prime armi, ma hanno già una capacità comunicativa importante”. Il prof-rapper reggiano ha poi detto la sua sulla trap. “Penso che vada interpretata in tutti i suoi temi, al di là degli stereotipi, perché spesso c’è un forte grido di dolore che non può essere ignorato”. True Skill ha ricordato i laboratori di lettura organizzati da Alberto Gromi in carcere, che sono riusciti a stimolare la curiosità dei detenuti. “La letteratura è un esercizio mentale che può sembrare faticoso ma fino a un certo punto. È un modo per riuscire a evocare immagini e crearsi dentro un mondo abitabile. A volte leggere le vite degli altri può aiutarci a vivere più vite”, dice Murubutu. Sollecitato da una domanda dal “pubblico”, Agostino ha raccontato: “Prima ero timido, poi la musica mi ha fatto aprire e mi ha dato delle speranze”.










