piacenzasera.it, 20 marzo 2025
Alla Novate il numero dei detenuti - il 69% dei quali stranieri - è aumentato di oltre cento unità in meno di un anno. È uno dei dati sul carcere di Piacenza che emerge dal tradizionale report dell’associazione Antigone, che nel 2023 ha visitato tutti gli istituti di pena della regione, proseguendo con la sua attività di monitoraggio sulle condizioni di detenzione. Al momento della visita - avvenuta il 27 settembre 2024 - le persone detenute erano 490, di cui 16 donne (in regime di Alta sicurezza 3) e 340 stranieri (il 69% del totale), per una capienza di 416 unità. “La popolazione detenuta - viene sottolineato è aumentata di più di 100 unità in meno di un anno: gli ingressi provengono per un terzo dalla libertà e per due terzi da altri istituti, anche fuori regione: molti arriverebbero con provvedimenti disciplinari a carico. Numerosi anche i detenuti senza fissa dimora (218) e i giovani adulti (52)”.
L’istituto è composto da due edifici, il vecchio padiglione (6 sezioni maschili su tre piani, infermeria e sezione femminile) e il nuovo padiglione (4 sezioni su 4 piani) e “presenta condizioni strutturali decisamente migliori rispetto a qualche anno fa, seppure permanga una netta differenza tra i due edifici. In particolare, le docce comuni del vecchio padiglione versano in condizioni pessime e gli ambienti sono più sporchi e angusti rispetto al nuovo padiglione”. Il report segnala la “mancanza di corsi scolastici” nella sezione femminile: “Le donne lavoratrici (6) operano in cucina, ma per il resto le attività lavorative, professionalizzanti, sportive e ludico ricreative scarseggiano”. Evidenziato anche “l’impegno della Direzione nel creare connessioni tra carcere e territorio e nel costruire nuove opportunità lavorative e corsi professionalizzanti, sebbene il lavoro (call center, trasformazione agroalimentare, cura delle serre, del verde e orto botanico, cucina) riguardi un numero ancora limitato di detenuti. Vi è un esempio virtuoso costituito da un laboratorio di musica rap ideato dai giovani adulti e finanziato dall’esterno, che riguarda però due detenuti”. Infine, “il Rop (reparto di osservazione psichiatrica) è stato chiuso, sebbene sia ancora in uso per casi con problematiche sanitarie, fisiche o psichiche”.
Il dossier di Antigone intende restituire la fotografia dello stato attuale dei dieci istituti penitenziari per adulti presenti in regione e dell’istituto per minorenni di Bologna. “L’incremento generale delle persone detenute nell’anno 2024 (da 3572 a 3820, dati ufficiali del Ministero della Giustizia al 31 dicembre 2024) sfiora il 7% - evidenziano dall’associazione - portando la regione Emilia Romagna a un tasso di affollamento che rasenta il 128%, contro il 120,5% del tasso nazionale. Gli istituti più sovraffollati sono Bologna (171%), Ferrara (162%) e Modena (153%), mentre altri istituti si collocano al di sotto della capienza regolamentare (Piacenza, Reggio Emilia, Forlì, Ravenna)”.
“Con questo report vogliamo ribadire come le condizioni di detenzione non dipendono solo dal numero di persone ristrette, ma anche da come e dove queste siano detenute. Al sovraffollamento, che rimane un elemento cruciale di analisi, si aggiungono altri fattori che incidono gravemente sulla qualità della vita in carcere e sulla salute psico-fisica delle persone ivi ristrette, quali: strutture a volte fatiscenti, carenza di attività e di personale, maggiori chiusure delle sezioni, e più isolamento. In questo contesto si inserisce il drammatico dato sulle morti e i suicidi in carcere. In regione, nel 2024, si sono tolte la vita 9 persone; dal 31 dicembre ad oggi, in poco più di due mesi, sono 8 i decessi già registrati nelle nostre carceri. L’ultima morte è avvenuta solo pochi giorni fa nell’istituto bolognese. Sono innumerevoli i fattori di rischio presenti all’interno degli istituti penitenziari italiani. L’elevato tasso di suicidi cui stiamo assistendo - mai così elevato - ci deve mettere in guardia rispetto all’estrema afflizione e sofferenza prodotta dal carcere. Modi della pena che, oltre a non rispettare i criteri di dignità sanciti dalla Costituzione, finiscono per favorire la recidiva piuttosto che abbatterla”.
“Un altro punto che desta forte preoccupazione - aggiungono - riguarda il trasferimento di giovani adulti da vari Ipm italiani nel carcere per adulti di Bologna. Questa decisione, che interrompe il percorso trattamentale dei giovani detenuti che saranno trasferiti, pone l’istituto minorile di Bologna in una situazione di sovraccarico mai vista e rischia, inoltre, di compromettere le prospettive di reinserimento sociale di questi giovani. Questa misura è solo l’ultima manifestazione di un tentativo di rivoluzionare la cultura della pena e della penalità in senso repressivo che osserviamo con preoccupazione e a cui ci opponiamo fermamente almeno dall’emanazione del Decreto Caivano”.











