ilpiacenza.it, 10 ottobre 2025
In Cattolica per la settimana del Dono il convegno “Abitare la giustizia: la Costituzione degli esclusi”. “Chi è escluso dalla giustizia è povero e la costituzione che dovrebbe tutelare tutti e non discriminare, è ancora in attesa di cambiamenti che evitino le disparità. La fratellanza va costruita con coraggio e la giustizia va “abitata” nella condivisione”. Concetti di accentuata rilevanza sociale e giuridica emersi nel corso dell’incontro “Abitare la giustizia: la Costituzione degli esclusi” che si è tenuto all’Università Cattolica di Piacenza nell’ambito della Settimana del Dono, un convegno organizzato con lo scopo di offrire uno spazio di confronto sul significato costituzionale della giustizia penale e sulla necessità di renderla un’esperienza inclusiva, capace di tutelare gli ultimi e di dare sostanza al valore della pari dignità sociale.
Dopo i saluti di Marco Allena, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza, con il coordinamento di Francesco Centonze docente dell’Ateneo (ha ricordato alcune situazioni molto difficili come il sovraffollamento delle carceri, i suicidi, lo sfruttamento del lavoro e gli infortuni, vera piaga sociale), hanno preso la parola il vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio, il monsignor Adriano Cevolotto, il magistrato Gherardo Colombo e la professoressa Claudia Mazzucato, ciascuno cercando di offrire, da prospettive complementari, uno sguardo ampio e articolato sul tema della giustizia sociale e sulla tutela dei diritti fondamentali, per riflettere sulle modalità di tutela dei più fragili e sull’importanza di ricostruire i legami sociali attraverso la giustizia riparativa, nella prospettiva di promuovere una cultura autenticamente solidale.
Il vescovo ha ricordato i dieci anni della “Laudato si” di Papa Francesco ed in particolare i punti che riguardano “l’iniquità planetaria e la giustizia ambientale”, evidenziando le ragioni delle distorsioni e sottolineando che “l’uomo è equilibrio predatorio che colpisce soprattutto poveri ed esclusi, con il creato ridotto a risorse e la necessità di una giustizia sobria vissuta con consapevolezza”. Colombo ha sostenuto che “la storia è fatta di discriminazioni e se c’è una cultura della prevaricazione la legge la segue, con la giustizia quasi costruita per mantenere il conflitto, con torto e ragione che separano sempre. I cambiamenti culturali (ma anche quelli costituzionali) richiedono tempo e impegno ma si possono realizzare stando attenti al rischio. Le società “verticali” si stanno rafforzando, invece di dare importanza alla persona; bisogna rivedere il senso della giustizia, mettere d’accordo più che separare, riuscire a ricomporre”.
Concetti condivisi da Claudia Mazzuccato secondo la quale “chi opprime sta murando fuori la propria umanità e questo riguarda tutti; ci sono anche le vittime “che vanno di moda” e quelle dimenticate. La fratellanza va costruita con coraggio, la giustizia va “abitata” con esperienze comuni tra vittime e aguzzini; giustizia è relazionarsi con gli altri; è anche capace di renderci crudeli; giudicare non vuol dire esprimersi contro l’altro, ne credersi superiore”.











