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www.piacenzasera.it, 18 aprile 2015

 

Don Gino Rigoldi, cappellano dell'Istituto penale per minorenni "Beccaria" di Milano, è intervenuto a Piacenza venerdì 17 aprile, per presentare e discutere del suo ultimo libro: "Non amate troppo Dio, la felicità è anche di questa terra". Prima di iniziare la conferenza pubblica a S. Ilario ha parlato del rapporto con i giovani.

"I ragazzi sono nuovi alla vita e prendono strade talvolta sbagliate, proprio perché - ha affermato ai cronisti - sono nuovi alla vita imparano dagli adulti che hanno intorno, la famiglia, la scuola, la società sportiva; e anche dalla cultura dei media che hanno intorno, soprattutto il web e poi io giornali e la televisione. A me pare di incontrare una bassa capacità di guida generale, da parte dei genitori, degli educatori, della chiesa che spesso usa un linguaggio assolutamente off limits per i giovani. Troppo spesso questi ragazzi e queste ragazze siano orfani di figure paterne, di un accompagnamento non che restringa la loro libertà, ma che sia in grado di dire qui va bene, qui va male. La carenza più pesante dal punto di vista educativo è quella relazionale, ovvero come guardi gli altri, l'idea dominante è quella del "guardati alle spalle", "misura quel che dai in base a quel che ricevi", "c'è tanto male nel mondo"... ma con principi così, siamo finiti. Questa è la cosa peggiore che si può fare ai nostri ragazzi, perché è la qualità della loro vita e della nostra sta nella qualità delle nostre relazioni.

Ad esempio la grande ignoranza in amore a cui ho cercato di dare risposta in questo libro, è legata a questa consapevolezza, guardando a come vanno i matrimoni, come si creano i gruppi, a quello che succede a scuola, i vari episodi di bullismo che esprimono il disprezzo per l'altro. Io vedo una bellissima gioventù, che si muove bene, che ha bisogno che qualcuno loro dica "vieni come", che guardi agli altri come una risorsa.

Per i cristiani questo è un comandamento, non è un optional. I cristiani devono essere applicati quotidianamente a voler bene, a perdonare, a costruire delle relazioni. Questo papa per fortuna enfatizza tanto questa parte. Siamo così analfabeti di relazioni che forse dovremmo andare a scuola di relazioni, dovrebbe essere la competenza principale degli insegnanti. I docenti hanno una parte di ore obbligatorie da dedicare alla formazione, dovrebbero essere più capaci di relazioni, di dialogo. Si può cambiare tanto e in positivo nei confronti dei giovani.

E sulla chiusura di "Sosta Forzata" il periodico scritto dai carcerati delle Novate, ha detto: "Ogni occasione di messaggio, di dialogo e di conoscenza verso l'esterno che si offre alle persone detenuta è una forma educativa importante, una sorta di respiro per chi vive dietro le sbarre e coltiva tanti desideri, sogni, sentimenti, l'idea di futuro; e un giornale può essere un veicolo importante di sfogo. E poi è importante che la gente sappia che dentro alle carceri ci sono esseri umani come noi, con desideri e volontà"

Ad affiancarlo, all'auditorium Sant'Ilario dove si terrà l'incontro con il pubblico, l'assessore comunale Tiziana Albasi, il garante per i diritti delle persone private della libertà Alberto Gromi e la giornalista Patrizia Soffientini. Il dibattito è stata occasione per affrontare i temi del disagio giovanile, dell'educazione e della fiducia nelle nuove generazioni, a partire dalla testimonianza di don Rigoldi che, nel 1972, scelse e ottenne di prestare servizio come assistente spirituale accanto ai giovani detenuti, fondando, l'anno successivo, l'associazione Comunità Nuova e, nel 1999, la Onlus Bambini in Romania. Cittadino benemerito di Milano e Cavaliere della Repubblica, insignito della laurea honoris causa dell'Università degli Studi di Milano in Comunicazione pubblica e d'impresa, don Gino Rigoldi è autore di numerosi volumi incentrati sulla solidarietà e sulla vicinanza ai più deboli.