di Filippo Lezoli
Libertà, 1 settembre 2026
La visita del Movimento italiano diritti e detenuti alle Novate. I numeri innanzitutto: nel carcere delle Novate di Piacenza i detenuti sono circa 590, il 70% dei quali di nazionalità straniera, soprattutto originari del Marocco e della Tunisia, mentre una cinquantina sono i ragazzi che hanno meno di 25 anni. Le cifre sono importanti, ma non spiegano tutto. Dalla visita alla Casa circondariale di Piacenza per osservare direttamente le condizioni della struttura e raccogliere elementi sulla quotidianità delle persone detenute e di chi vi lavora, il Movimento italiano diritti detenuti, Nessuno Tocchi Caino e la Camera penale di Piacenza escono con la premessa di Romina Cattivelli, che dell’associazione dei penalisti è vicepresidente nonché referente regionale dell’Osservatorio carcere.
“Qui siamo di fronte a persone che devono scontare una pena, ma lo devono fare in condizioni umane e lavorare sugli errori che hanno commesso”. Eppure, sottolinea: “Molti detenuti qui a Piacenza sono giovani, per lo più extracomunitari, non hanno un collegamento con il territorio e scontano una barriera linguistica che impedisce loro un valido lavoro di rieducazione”.
Li definisce “sfollati” Romina Cattivelli. “Le persone vengono trasferite dalle altre carceri - prosegue - luoghi dove vi sono state rivolte o problemi disciplinari. Questo fa sì che ci siano più persone in ingresso che in uscita: si giunge a Piacenza da Vigevano, Modena, Forlì...”.
Anche per questo il numero dei detenuti cresce, superando i circa 400 posti per il quale il carcere delle Novate sarebbe adeguato. Quasi 200 unità in più, in linea con il sovraffollamento a livello nazionale. Con un problema evidenziato da Giulia Troncatti, fondatrice del Movimento italiano diritti detenuti: “Gli spazi ridotti e il sovraffollamento rendono più grave anche il problema del caldo nelle stanze e nei reparti”.









