di Mauro Ferri
goodmorningpiacenza.it, 24 aprile 2026
Più persone in galera non significa più sicurezza per chi sta fuori. Nel 2025 sono stati 230 i detenuti delle Novate che hanno beneficiato della misura dell’affidamento in prova al servizio sociale, in aumento rispetto ai 172 dell’anno precedente. Tuttavia sono ancora troppo pochi. Scontare la pena fuori dalle mura del carcere abbatte infatti il rischio di ricadere nella spirale dei reati, i dati del Ministero della Giustizia parlano chiaro: per chi ha svolto misure alternative alla detenzione il tasso di recidiva si attesta al 19-20 %, contro 69-70 % di chi resta chiuso in una cella. A sottolineare la scarsa efficacia riabilitativa dell’istituzione penitenziaria ci sono inoltre i dati puntuali del Rapporto Antigone.
Secondo Mariarosa Ponginebbi, garante dei detenuti del carcere di Piacenza, il tema delle misure alternative alla detenzione è cruciale e s’intreccia con un altro, quello del lavoro. “Voglio fare un esempio - spiega - all’interno delle Novate c’è un piccolo laboratorio di sartoria che coinvolge otto detenuti, grazie alla guida di due sarte volontarie.
L’idea è nata dalla necessità di offrire ai dimittenti, ovvero chi ha finito di scontare la pena ed esce, una borsa per riporre gli oggetti personali che vengono restituiti al momento della dimissione. Anche tra le mura del carcere è fondamentale rendere possibile una prospettiva di lavoro le persone, perchè possano prepararsi alla vita fuori, quando saranno di nuovo liberi”. Sabato e domenica prossima 25 e 26 aprile, gli scout di Gossolengo terranno un banchetto fuori dalla chiesa parrocchiale dove saranno esposti e venduti alcuni prodotti del laboratorio di sartoria delle Novate: “E’ importante portare all’attenzione esterna al carcere le attività e l’impegno delle persone detenute, altrimenti invisibili”.
“Quello delle pene alternative al carcere - continua Ponginebbi - è certamente uno degli aspetti da sviluppare di più per passare dalla logica della pena come sola punizione, a quella dell’offerta di una seconda possibilità alle persone che hanno sbagliato. Ricordiamo che gran parte dei detenuti nel carcere di Piacenza ha assai poche risorse e relazioni con la realtà fuori. L’attuale direttore delle Novate Andrea Romeo sta lavorando anche sull’ampliamento del numero dei detenuti a cui viene offerta la possibilità di lavorare fuori dalle mura e poi rientrare alla sera. Ci sono alcuni casi avviati in aziende di ristorazione e fast food locali”.
“La condizione per implementare maggiori opportunità di questo tipo - sottolinea la garante - occorre coinvolgere tutto il territorio, attraverso accordi della direzione del carcere in particolare con le aziende. Ricordo che il lavoro è un fattore chiave per consentire a chi è in carcere di costruirsi un futuro diverso. Non possiamo pensare che se li teniamo tutti dentro le mura carcerarie, in giro ci sia maggiore sicurezza. Non è così perché queste persone prima o poi dovranno lasciare la detenzione e se non avranno alcun legame o alcuna occasione al di fuori, sarà assai più probabile diventare manodopera della criminalità”.
“Attualmente alle Novate - aggiunge - si sta operando anche su corsi formativi per far acquisire competenze ai detenuti, questo rientra a pieno titolo nell’aspetto riabilitativo e rieducativo del carcere, come sta scritto nella nostra Costituzione. Quello della detenzione non può essere soltanto un tempo vuoto, anzi anche da dentro le mura è importante provare a stabilire un contatto con la realtà esterna. Il Comune di Piacenza insieme al Centro Servizi per il Volontariato stanno operando con diversi progetti per l’accompagnamento dei detenuti, anche se il lavoro da fare è ancora tanto e potrà crescere soltanto con la partecipazione di tutta la società”.











