ilpiacenza.it, 14 settembre 2025
All’evento “Oltre la vendetta”, il magistrato di sorveglianza Marcello Bortolato spiega che la giustizia riparativa vuole “risolvere le conseguenze che derivano dal reato, per tutte le persone coinvolte, con l’aiuto di un terzo imparziale”. La novità - o come l’ha preferito definire Bortolato “lo scandalo” - della giustizia riparativa risiede nel mettere “vicino e sullo stesso piano” coloro che hanno subito il danno e coloro che l’hanno cagionato. Trattarli da pari, in un sistema non più verticale ma orizzontale, che permette alle parti di confrontarsi sedute l’una di fianco all’altra. Non si accantona la sofferenza, non si disumanizza il reo (come nel processo ordinario), ma si tende verso l’accordo - un accordo volontario, sottolinea il magistrato - a cui il giudice poi può dare peso nel processo per concedere una riduzione di pena.
In Olanda il sistema penale non ha formalizzato la giustizia riparativa - mentre il nostro ci ha provato con la riforma “Cartabia”, ma che manca ancora di un’attuazione vera. Esiste però un sistema di mediazione molto simile, ci dice Jironet, che riporta una delle sue prime esperienze da procuratrice in cui due ragazzini di 14 anni si accoltellarono a vicenda. “Era durante la pandemia, e non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine della mascherina utilizzata per fermare l’emorragia. Dare loro una pena mi sembrava futile, così spinsi i ragazzi verso la mediazione”. Che avvenne qualche mese dopo. “A leggere l’accordo che avevano fatto mi venne da piangere per quanto fosse sincero. Dimostrava che avevano davvero compreso l’entità del loro gesto”.
“Alla base di un reato nella maggior parte dei casi c’è il fatto che il reo non vede la vittima come una persona”, afferma Bortolato, ripensando alla sua vita da giudice di sorveglianza. “Bisogna fargli capire che anche non stai solo rubando soldi a una banca, ma che stai puntando una pistola in faccia ad una persona, che stai traumatizzando i presenti che assistono alla rapina”. La giustizia riparativa serve dunque per colmare queste carenze di compassione, perché solo così si avrà piena cognizione del dolore causato, e una concreta possibilità che non verrà reiterato.
A chi scredita questo sistema come buonista, Jironet risponde che darebbe più spazio ai cittadini, “a cui verrebbe ridata parte di quel potere che ora detiene lo stato”. Si passerebbe ad un rapporto orizzontale, di parità vera, e dove la vittima non è “ridotta a mera testimone nel processo, senza la possibilità di parlare direttamente con il reo”, continua Bortolato. Si darebbe inoltre la possibilità alla comunità - intesa come famiglia o come quartiere - di partecipare al processo riparativo in maniera attiva, creando una rete di supporto ed affiancamento per entrambe le parti.











