di Daniele Ferro
www.ossigeno.info, 3 aprile 2015
L'ha deciso il direttore del penitenziario. La giornalista responsabile del periodico: "La mia autonomia infastidiva". Solidarietà da Fnsi. Il Garante: "Grave lesione".
Il direttore del carcere di Piacenza "Le Novate", Caterina Zurlo, ha sospeso il laboratorio di giornalismo che la giornalista Carla Chiappini coordinava all'interno del penitenziario. Di conseguenza, dopo undici anni di pubblicazione, il periodico Sosta Forzata non esce più nelle edicole della città. La decisione è stata comunicata alla giornalista agli inizi di gennaio, dopo che lei stessa, preoccupata da alcune indiscrezioni, aveva chiesto chiarimenti. Alla base del provvedimento ci sono contrasti tra il direttore Zurlo e la giornalista. "Da parte della direzione c'era la sensazione di una mia troppo forte autonomia - dice Chiappini a Ossigeno - ma io rivendico le decisioni sui contenuti del giornale, che in undici anni non mi sono mai stati contestati da nessuno. Così si limita la libertà dei detenuti, che attraverso il giornale avevano un canale di dialogo con l'esterno".
L'Associazione stampa dell'Emilia-Romagna e la Fnsi hanno espresso solidarietà a Chiappini, definendo la sospensione di Sosta Forzata "improvvisa e immotivata". Il Garante dei detenuti di Piacenza ha detto che il provvedimento è una "grave lesione del diritto di espressione".
Carla Chiappini è una giornalista pubblicista, componente di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna, di cui è stata vicepresidente. Da sempre lavora nell'ufficio stampa del Centro di servizio per il volontariato di Piacenza. Nel 2001 inizia a tenere un laboratorio in carcere (il penitenziario più problematico dell'Emilia-Romagna, come spiegato dall'agenzia Redattore Sociale): due anni dopo esce il primo numero di Sosta Forzata, il giornale dei detenuti che viene pubblicato, tre o quattro volte l'anno, in allegato al periodico della diocesi Il nuovo giornale. Grazie a questa collaborazione, Sosta Forzata ha una tiratura di 4.500 copie e si trova nelle edicole della città.
Il periodico viene registrato come testata giornalistica nel 2006 e Chiappini ne diventa direttore responsabile. Grazie al giornale, circa venti detenuti hanno l'opportunità di riflettere sulla propria vita, raccontandola all'esterno.
L'ultimo numero di Sosta Forzata esce nel dicembre scorso. A fine mese, Chiappini viene a sapere che il giornale probabilmente sarà sospeso, così, agli inizi del nuovo anno, scrive alla direzione del carcere e ottiene la conferma. Le ragioni del provvedimento, ufficialmente, rimangono sconosciute, ma la responsabile del carcere Zurlo, al quotidiano locale Libertà, dichiara che "un direttore di istituto per legge ha compiti di controllo e coordinamento [...] anche a salvaguardia delle esigenze di sicurezza interna e sociale". Interpellata da Ossigeno, la direzione del carcere ha preferito non fornire ulteriori spiegazioni.
"I rapporti tra me e Zurlo - precisa Chiappini - sono sempre stati corretti, ma certo non idilliaci. Non comprendo comunque il provvedimento di sospensione, perché io ho accettato sempre che fosse la direzione del carcere a scegliere quali detenuti potessero scrivere per Sosta Forzata, mentre in altri istituti dove c'è un giornale è chi gestisce il laboratorio a scegliere le persone, all'interno di una rosa di nomi presentata dalla direzione".
"Riteniamo inaccettabile sospendere una redazione senza motivazioni", affermano l'Assostampa dell'Emilia-Romagna e la Fnsi in un comunicato diffuso il 25 marzo, ricordando il valore della Carta di Milano, che disciplina la deontologia per i giornalisti per le notizie su carceri e detenuti. "Ci uniamo a chi ha richiesto ai rappresentanti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di convocare un incontro con le redazioni", prosegue il comunicato, facendo riferimento a un appello lanciato da Ristretti Orizzonti, redazione del carcere di Padova.
Il Garante dei detenuti di Piacenza, Alberto Gromi, in un'intervista al quotidiano Libertà, ha definito la sospensione di Sosta Forzata una "grave lesione del diritto di espressione dei detenuti", sottolineando che il lavoro per il giornale permetteva alle persone recluse "una riflessione sulla propria vita che li porta a prendere consapevolezza del proprio reato". Per questo il Garante ha auspicato "una mediazione" che possa far tornare Sosta Forzata in edicola.










