nuovogiornalenazionale.com, 9 ottobre 2024
Molti lettori ci chiedono il perché della non costruzione di nuove carceri. La domanda sembra banale, abbiamo così intervistati l’architetto Domenico Alessandro de Rossi, un importante esperto in materia, il quale ci ha subito risposto che: “Per realizzare un istituto penitenziario occorrono circa 20 anni. Punterei sullo svuotamento delle carceri di un 30% circa”, come pure “per l’edilizia penitenziaria, partirei dall’assunto che non servono più celle ma interventi di sistema”. L’architetto Domenico Alessandro de Rossi, peraltro presidente del Cesp (Centro Europeo Studi Penitenziari), parla con cognizione di causa stante il suo interesse pluridecennale riguardo le carceri e l’edilizia penitenziaria in generale. Peraltro, ha appena pubblicato la sua ultima fatica letteraria “Quando la pietra scolpisce la mente. Neuroscienze e Semiotica dell’architettura delle comunità confinate”, scritto a quattro mani con Alfredo De Risio, che svolge la professione di psicoterapeuta.
Secondo Lei era proprio necessario nominare un Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria?
Certamente sì. Ovviamente la nomina appare utile allorché si riesca a attuare un insieme di provvedimenti atti a risolvere, o cominciare a risolvere, i numerosi problemi del sistema penitenziario. Mi riferisco in particolare a edilizia, infrastrutture, territorio, normativa, organizzazione e di amministrazione, compresa la polizia penitenziaria. Problematiche che necessitano di una soluzione urgente, in quanto nel passato le stesse non sono state affrontate in modo sistematico. A cominciare dai suicidi, che peraltro non sono certo una realtà attuale, che stanno incrementandosi.
Il lavoro affidato a Marco Doglio, neo Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, è un lavoro imponente. Lavoro che certamente il Commissario svolgerà con serietà e competenza, attesa la sua preparazione, che va da una ampia esperienza universitaria alla esperienza manageriale nel settore immobiliare...
L’ex ministro della Giustizia Orlando ha a suo tempo promosso gli Stati generali della giustizia penale, con 18 tavoli tematici. Purtroppo, tutto quel lavoro non ebbe una realizzazione concreta, visto che si è parlato in prevalenza di massimi sistemi quando i problemi erano e sono molto più concreti: a cominciare da polizia penitenziaria, burocrazia e sostegno ai detenuti. Il tempo che ha davanti il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria non è lungo, ha avuto un incarico fino al 31 dicembre 2025, termine entro il quale dovrà realizzare le opere necessarie per almeno attenuare la grave situazione di sovraffollamento delle carceri. A mio avviso, gli importi messi a disposizione unitamente ai collaboratori, non sono sufficienti per affrontare in maniera sistemica il compito assegnatogli. Sicuramente potrà dare una organizzazione agli indirizzi per pianificare il lavoro futuro, vista la sua competenza ed esperienza.
L’obiettivo sarà quello di costruire nuovi padiglioni e di ristrutturare le strutture esistenti. O si penserà di costruire nuove carceri?
Mi sentirei di escludere che si vogliano costruire nuove carceri per risolvere le criticità immediate. Come ho già accennato per realizzare un istituto penitenziario occorrono circa 20 anni. Ma se potessi consigliare una soluzione punterei su altro.
Cosa, ce lo può spiegare?
Non posso che ripetere quanto ho anche recentemente detto nel corso di un’altra intervista. Punterei sullo svuotamento delle carceri di circa il 30%, perché ci sono persone che possono e devono essere messe in strutture diverse. Mi riferisco ai detenuti tossicodipendenti che potrebbero essere accolte da strutture esterne, in grado di curarle. Una operazione del genere farebbe scendere il numero dei detenuti al di sotto dei posti disponibili, con un costo minore per la collettività e con una attenzione al diritto alla salute previsto dalla nostra Costituzione. Senza considerare la diminuzione evidente della recidiva. Spesso le proteste che scoppiano in carcere non sono fatte per evadere, ma per provare a essere ricoverati in infermeria e avere il metadone.
Riguardo le proteste cosa si potrebbe fare?
Va fatto un lavoro sull’impiantistica antincendio. Attualmente le carceri italiane sono sprovviste di apparecchiature. In realtà basterebbero gli impianti sprinkler, i sistemi di allarme antincendio, gli estintori e l’utilizzo di materassi e altri arredi ignifughi. Ci sono una serie di accorgimenti tecnologici molto semplici ed economici che eviterebbero una parte degli incidenti che avvengono nelle celle. Se si riesce a ridurre anche la popolazione carceraria si saranno fatti già dei passi in avanti. Farei degli interventi pratici e molto semplici. Non riterrei necessario, nonostante la mia professione, di parlare di architettura penitenziaria.
Come mai è così determinato al riguardo?
Ogni cosa a suo tempo. A mio avviso si deve pensare a strutture esterne dove poter ospitare una parte di quel 30% di detenuti tossicodipendenti, che con dati alla mano sono 18mila persone. Lo dico anche alla luce della collaborazione che ho a Roma con “Villa Maraini”, struttura della Croce Rossa Italiana, con la quale come Cesp abbiamo un protocollo di collaborazione che va proprio in questa direzione.
Quali caratteristiche dovrebbero avere queste strutture?
Sicuramente dovrebbero essere diverse dal carcere, con una assistenza psicoterapeutica. Non dovrebbero esserci inferriate, altrimenti queste persone non avvertirebbero la differenza con il carcere. La realizzazione di queste strutture, che comporta peraltro un investimento, relativamente limitato, può essere effettuata in due.
Qualche anno fa si era parlato di recuperare le ex caserme da adattare a carcere. E’ ancora una ipotesi utile?
Naturalmente tutte le caserme non trasformabili in istituti per la detenzione: parliamo di dormitori per i quali sarebbe complicato garantire la sicurezza.
I nuovi padiglioni nelle carceri, già appaltati, sono una soluzione?
In realtà tutti gli istituti hanno bisogno, non di nuove celle, ma di altro genere di assistenza per mettere in condizione i detenuti, una volta fuori, di non commettere altri reati. La recidiva, si contrasta con aule, laboratori e spazi di socializzazione.
Ieri si è anche insediato al Cnel il Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale, presieduto da Emilio Minunzio, che va in questa direzione...
È un passo importante per realizzare un collegamento tra il sistema penitenziario e il sistema produttivo esterno, creando un sistema strutturato.
La sentenza della Corte costituzionale sul diritto all’affettività in carcere apre un altro capitolo su come ripensare le carceri...
Senza dubbio. Rientra nel discorso degli spazi da realizzare al di fuori delle celle.
Il sovraffollamento che affligge quasi tutte le nostre carceri ha dei valori enormi, vedi San Vittore, ma anche Regina Coeli e Poggioreale...
Si tratta di strutture costruite da oltre cento anni e in alcuni casi di più. Si potrebbe pensare anche alla realizzazione di strutture più piccole, che richiedono tempi di realizzazione più veloci. COme ho scritto nel mio ultimo libro analizzo il rapporto tra ambiente e comportamento umano, al cui riguardo le carceri e la detenzione vanno calibrate rispetto alla condotta. Questo potrebbe significare che se si facessero degli istituti, più gestibili e integrati con famiglia e territorio, si potrebbero realizzare in tempi più brevi. Vedremo.










