di Francesco Grignetti
La Stampa, 27 marzo 2021
La ministra al lavoro su come utilizzare i 3 miliardi del Recovery: previsti ammodernamento o costruzione ex novo di una quarantina di sedi. Nelle stanze della ministra Marta Cartabia sta prendendo corpo la giustizia che verrà. Un intervento complesso, su più piani, evitando quello che lei stessa ha definito "l'equivoco per il quale l'obiettivo di una giustizia più effettiva ed efficiente, oltre che più giusta, possa essere raggiunto solo attraverso interventi riformatori sul rito del processo o dei processi". No, per trasformare la giustizia italiana, oltre le riforme sul penale, il civile e il Consiglio superiore della magistratura di cui si discuterà in Parlamento, occorrono carne e sangue, nel senso di grandi investimenti, migliaia di nuovi assunti, ristrutturazioni edilizie e un massiccio ricorso al digitale.
Il primo tassello della trasformazione saranno quindi i miliardi del Recovery Plan. Per la Giustizia saranno circa 3 miliardi, ma non finisce qui perché è ancora in discussione il capitolo sull'architettura penitenziaria. Il primo intervento riguarderà il personale. Attualmente i dipendenti della Giustizia, magistrati esclusi, sono pochi, stanchi e in età avanzata.
Grazie al Recovery, verranno stanziati 2,29 miliardi di euro per 16.500 nuovi assunti a tempo determinato. Di questi, 3.000 saranno amministrativi e tecnici vari. Gli altri saranno giovani laureati in materie giuridiche ed economiche che daranno linfa al cosiddetto Ufficio del Processo, istituito nel 2012 da quell'altro tecnico sopraffino che fu la ministra Paola Severino, ma rimasto a livello sperimentale.
"Un modello organizzativo - ha sintetizzato Cartabia davanti al Parlamento - che rafforza la capacità decisionale del giudice inserendo nello staff gli assistenti sul modello dei "clerks" dei paesi anglosassoni, incaricati della classificazione dei casi, della ricerca dei precedenti giurisprudenziali e dei contributi dottrinali pertinenti, della predisposizione di bozze di provvedimenti".
L'Ufficio del Processo dovrebbe essere quella marcia in più che permetterebbe al giudice ovviamente di restare sempre il protagonista assoluto e solitario delle decisioni, ma anche di essere supportato per tutto quanto riguarda la parte "conoscitiva" e "organizzativa" preliminare, con evidenti riflessi su durata e qualità del processo.
Il secondo tassello riguarda i palazzi di Giustizia. Sono in arrivo 426 milioni di euro per ammodernare, ristrutturare o addirittura costruire ex novo una quarantina di sedi in tante città italiane. È uno scandalo lo stato di troppi tribunali o procure. E qualche giorno fa, a una madre di Teramo che le aveva scritto lamentando che per suo figlio, un operaio morto in un incidente sul lavoro, il processo non è mai stato nemmeno avviato per le condizioni del palazzo di Giustizia, lei ha preso un impegno: "Non deve succedere mai più".
Terzo fondamentale capitolo è il salto nel digitale. S'annuncia una vera rivoluzione. In Italia da diversi anni il processo civile è già passato alla dimensione digitale. Avvocati e giudice si trasmettono gli atti attraverso una piattaforma telematica, tagliando tempi e ostacoli. Molto spesso però le linee saltano, i server non rispondono, l'infrastruttura digitale non è all'altezza.
Oltretutto la digitalizzazione si sta affacciando in Cassazione e nel settore penale. Quindi, nuovi investimenti. Verranno spesi 83 milioni di euro soltanto per la digitalizzazione degli archivi, in modo da eliminare milioni di fascicoli e chilometri di scaffalature.
Già questo passo, quando si arriverà a regime, permetterà un consistente risparmio di personale addetto alla gestione degli archivi stessi, che saranno richiamabili sul computer con un click, e anche la dismissione di edifici dove i fascicoli sono conservati. Per una più sicura trattazione dei procedimenti, sia in termini di continuità del servizio, sia di protezione da hacker, si progetta una Rete dedicata del ministero della Giustizia con data-center nazionali, che significa maggiori garanzie di sicurezza, ma anche risparmi rispetto all'immagazzinamento di dati all'estero.
La pandemia ha poi costretto gli operatori della giustizia a lavorare in remoto. Dalla Corte costituzionale in giù, la legge è stata applicata con lo smart-working. Dato però che non si tornerà mai più del tutto indietro, e questo lavoro da remoto va reso più efficiente e più protetto, sono in arrivo 217 milioni di euro per lo smart-working. E ancora, con 50 milioni si farà ricorso a data-base e intelligenza artificiale per avere al ministero un quadro sempre aggiornato sulle realtà giudiziarie.
"Adeguate analisi statistiche giudiziarie nelle quali l'Italia è stata in passato all'avanguardia, che vanno potenziate e rese più veloci perché consentono quella misurazione dell'attività senza della quale non può esserci un migliore funzionamento". Da questo monitoraggio emergeranno i punti deboli del sistema, ma anche quelli di forza, le cosiddette "best practices" che poi spetterà al ministero e alla Scuola Superiore della magistratura far conoscere a tutte le toghe italiane.











