di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
Dieci giorni. Sono quelli che mancano al 12 novembre (compreso) entro cui il mondo dell’economia sociale potrà dare un parere sul Piano nazionale dell’economia sociale varato dal governo. La “pubblica consultazione” è in effetti aperta dal 17 ottobre. Ma come fare? Un link, naturalmente. Sul sito del ministero dell’Economia e delle Finanze. Intanto il 4 novembre torna “Philantropea”, iniziativa durante la quale verrà rilanciato il “Manifesto delle partnership responsabili”. La consultazione indetta dal Ministero è aperta a “organismi che operano nell’economia sociale, associazioni di categorie sindacali e ordini professionali” che potranno non solo esprimere il proprio parere sul Piano - varato dal governo a seguito della “Raccomandazione” europea che da tempo lo sollecitava - ma anche contribuire a integrarlo con osservazioni e proposte.
Certo i tempi son piuttosto stretti. E forse è un peccato, vista una voglia di partecipazione crescente che sui valori dell’economia sociale - condivisi da tre cittadini europei su quattro - è stata registrata anche dall’ultimo report di Eurobarometro. Ma per chi vuole il link è questo: basta entrare e registrarsi: https://www.finanze.gov.it/consultazioniDF/consultazioni-pubbliche/consultazioni-aperte/form-cons-piano-naz-economia-sociale-min-economia-finanze/form-partecipa-cons-piano-naz-econ-sociale-min-econ-finanze/
In sintesi le macroaree di cui si occupa il Piano sono quattro: il contesto istituzionale, l’accesso a strumenti e risorse, la formazione delle competenze e gli investimenti in conoscenza, l’attuazione del piano secondo un approccio collaborativo tra i soggetti coinvolti. Con cinque punti di interesse in particolare: un quadro normativo e fiscali da cui l’economia sociale possa trarre impulso e sostegno; un accesso facilitato a fonti di finanziamento specifiche per l’economia sociale; lo sviluppo di programmi formativi non solo su competenze manageriali e operative dell’economia sociale ma anche su ricerca e innovazione sociale come leva strategica; la promozione di partnership tra pubblico e provato; una strategia di lungo periodo e l’idea di costruire una roadmap su un arco temporale di dieci anni.
Nel frattempo, come si diceva, il 4 novembre torna la nuova edizione di “Philantropea”: iniziativa promossa da Italia non profit (partecipazione gratuita online, qui i dettagli) sul tema delle collaborazioni tra aziende, fondazioni, enti non profit, che quest’anno parte dai dati dei due Censimenti permanenti, rispettivamente sulle imprese e sulle istituzioni non profit, raccolti dall’Istat. Da una parte c’è il fatto che in Italia una azienda su tre (con almeno tre addetti) dichiara di sostenere o realizzare iniziative di interesse collettivo: si tratta di oltre 320 mila aziende attive nell’ambito della sostenibilità sociale e ambientale. Dall’altro lato però solo il 9,2% degli enti non profit dichiara di avviare progetti di raccolta fondi con le aziende.
Una domanda e un’offerta che faticano a incontrarsi, ma che a loro volta potrebbero trarre beneficio proprio dal neonato Piano nazionale per l’economia sociale. In un Paese con un Terzo settore che conta quasi 400 mila organizzazioni, 1,53 milioni di addetti e oltre 4,6 milioni di volontari, un valore della produzione che secondo il Mef supera i 148,4 miliardi di euro.











