di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
Più di cento tra risposte, proposte e documenti inviati. E un “record di consultazioni”, sul sito del Ministero dell’economia e finanze, per il testo del Piano nazionale dell’economia sociale. “Segno evidente che di questo strumento c’era un grande bisogno”: a dirlo è Gabriele Sepio, che nella redazione del Piano ha svolto un ruolo di coordinamento tecnico. Più di cento tra risposte, proposte e documenti inviati. E un “record di consultazioni”, sul sito del Ministero dell’economia e finanze, per il testo del Piano nazionale dell’economia sociale. Il “segno evidente che di questo strumento c’era un grande bisogno e che esso tocca le corde di un mondo che lo aspettava da molto tempo”: a dirlo è Gabriele Sepio, che nella redazione del Piano ha svolto un ruolo di coordinamento tecnico.
Il documento era stato varato dal governo a metà ottobre scorso e il Ministero aveva lasciato tempo fino al 12 novembre affinché organizzazioni di categoria, sindacati, Enti del terzo settore, mondo cooperativo, delle cooperative e così via potessero esprimere le proprie valutazioni. “La risposta così ampia è la testimonianza - sottolinea Sepio - di un interesse che accomuna modelli pur diversi tra loro come quelli della cooperazione, dello sport, del Terzo settore, degli enti religiosi, delle fondazioni di origine bancaria, del credito cooperativo, delle imprese sociali. E il denominatore comune sta nel riconoscimento del primato della persona nonché degli interessi collettivi e generali della società”.
Certo, quello compiuto finora è solo il primo passo. Peraltro portato a termine dopo una esplicita sollecitazione da parte dell’Unione europea i cui dati di crescita - ricorda lo stesso Sepio - dimostrano che l’economia sociale ingloba di anno in anno settori di economia sempre più rilevanti: è il motivo è evidente, visto che con l’aumento dei bisogni (età della popolazione, povertà, disuguaglianze, migrazioni, emergenza casa) è inevitabile dover mettere a punto un sistema (anche) economico e non solo sociale che di questi bisogni si faccia carico. Non a caso l’economista Paolo Venturi aveva definito, sulle pagine di Corriere Buone Notizie, l’arrivo del Piano come uno “spartiacque”.
Le prossime tappe, a questo punto, sono l’approvazione definitiva del Piano e la progressiva messa a punto della sua traduzione pratica. Molto rilevante a questo proposito, come aveva sottolineato Venturi e come ribadisce ora Sepio - è il fatto che il Piano nel suo insieme sia in carico al Mef: in primo luogo perché “questa è la conferma che l’economia sociale è sì definita da un perimetro previso ma non è un recinto scollegato dal resto”; e poi perché appunto al Mef spetterà il ruolo di “coordinamento e raccordo con altri Ministeri, ciascuno dei quali copre settori parziali dell’economia sociale”. Un passaggio fondamentale in questo senso - conclude il coordinatore tecnico - è la costituzione di una “Direzione dedicata” all’interno del Ministero con una delega specifica sull’economia sociale: “Non è la prima volta che una tale delega viene assegnata, ma è la prima volta che viene stabilizzata”.










