di Errico Novi
Il Dubbio, 3 luglio 2026
La cabina di regia sull’edilizia penitenziaria è alla sesta riunione. Ma dall’incontro che ieri ha rimesso attorno a un tavolo il commissario straordinario nominato dal governo per realizzare il Piano carceri, Marco Doglio, e alcune prime linee dell’Esecutivo, non sono arrivate novità. Semplicemente è stata ribadita l’intenzione di realizzare gli ampliamenti messi in calendario: 10mila e 500 nuovi posti disponibili entro il 2027. Il punto è che, se pure il “cronoprogramma verrà rispettato”, come assicura una nota, l’ottimismo del governo suona come un’inesorabile beffa, nel pieno dell’estate più calda del secolo e senza alcuna prospettiva, dunque, di assistere a un pur minimo riflesso della nuova capienza sulle vite, e sulla tortura, di chi è detenuto attualmente.
In ogni caso la nota dell’Esecutivo riferisce la “cabina di regia” è stata presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ed è stata “promossa anche dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio”; che vi hanno partecipato il sottosegretario Alberto Balboni, il commissario Doglio, rappresentanti del ministero delle Infrastrutture e i provveditori interregionali alle opere pubbliche. E, appunto, che “la riunione” ha confermato “l’impegno del governo nel portare avanti con determinazione il Piano di edilizia penitenziaria, attraverso interventi concreti di manutenzione, ampliamento e nuove realizzazioni. L’obiettivo resta quello di incrementare in modo significativo la disponibilità di posti detentivi, nel rispetto del cronoprogramma già definito sin dal varo del Piano straordinario”.
Nel frattempo però da una delle carceri dove l’emergenza evoca un girone dantesco, Sollicciano, si viene a sapere che, delle sette sezioni messe sotto sequestro dal Tribunale di Firenze a causa delle condizioni igienico-sanitarie e degli impianti elettrici a rischio, “una sola è stata trasferita”, mentre le altre “sono ancora popolate dai detenuti”. A certificarlo è l’assessora regionale toscana Monia Monni, che ieri ha effettuato un sopralluogo nel penitenziario. “Abbiamo programmato anche una visita alla Dogaia di Prato”, ha aggiunto Monni, “che è la destinazione di molti trasferimenti che partono da qua, e come sapete anche quello è un carcere sovraffollato”. Si può anche confidare che la nuova edilizia penitenziaria rispetterà i tempi. Ma intanto i tempi degli esseri umani scorrono in una terribile, e concreta, sofferenza.










