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di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 17 novembre 2022

Il capo del Viminale in Germania al G7 dei ministri dell’Interno non incontrerà il francese Darmanin. Più 60% di sbarchi nel 2022, più 56% di richieste di asilo, 105.000 persone nel sistema di accoglienza, 6 migranti su 10 da espellere. Al suo debutto sulla scena internazionale, qui nell’abbazia sconsacrata di Eberbach, Matteo Piantedosi si presenta a caccia di alleati con il sorriso conciliante di chi tende la mano per uscire dall’angolo ma anche con la cartellina piena di numeri per dimostrare all’Europa che l’Italia avrà anche meno rifugiati e richieste di protezione rispetto ad altri Paesi ma che comunque il suo sistema di gestione dei flussi migratori è in sofferenza. E soprattutto che “l’accoglienza ha un limite” come ha scandito ieri in Parlamento nella sua informativa prima di volare in Germania per partecipare al G7 dei ministri dell’Interno.

Andato a vuoto a Bali il chiarimento tra Meloni e Macron dopo le tensioni per il caso della Ocean Viking, anche quello tra Piantedosi e il ministro dell’Interno francese Darmanin (che ha annunciato l’abbandono dell’impegno ad accogliere 3.000 migranti dall’Italia) dovrà attendere: la Francia al G7 sarà rappresentata da un sottosegretario. Ma è dal bilaterale con la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson che Piantedosi conta di uscire oggi con una sponda solida per alzare la posta dell’Italia sul banco dell’Europa: non solo un nuovo codice per le Ong con il coinvolgimento degli Stati di bandiera (“Siano loro a chiedere il place of safety per le navi, non i comandanti”), ma quote più ampie di redistribuzioni dei migranti, più soldi per i rimpatri e per la gestione dell’accoglienza e il rilancio del nuovo Patto migrazioni e asilo.

Piantedosi ha accolto con favore le parole di Johansson ieri a Bruxelles alla riunione del Coreper dove gli ambasciatori dei 27 Stati membri non hanno preso alcuna decisione su una eventuale riunione straordinaria dei ministri dell’Interno Ue. “Abbiamo visto arrivi crescenti dei migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale e la maggioranza delle nazionalità in arrivo probabilmente non ha bisogno di protezione internazionale - ha detto Johansson - Siamo pronti ad offrire supporto e aiuto all’Italia ma abbiamo bisogno di un sistema adeguato di solidarietà e responsabilità nell’Unione europea. Ho presentato una road map per assicurarmi che, insieme al Parlamento, gli Stati adottino tutte le proposte durante questa legislatura”. Il documento congiunto con i piccoli paesi costieri, Grecia, Malta, Cipro, schieratisi sulle posizioni italiane dopo lo strappo francese e i distinguo della Spagna, pesa ben poco sullo scacchiere europeo. E dunque anche alla ministra dell’Interno tedesca, Nancy Faeser, la padrona di casa del G7 (in realtà convocato per affrontare i problemi della sicurezza degli Stati nel contesto della guerra in Ucraina), Piantedosi proverà a strappare un sostegno pur consapevole della linea diversa della Germania sulle Ong, testimoniata dal finanziamento di sei milioni deciso dal Bundestag per la United4rescue che ha appena varato la Sea Watch5.

In attesa dell’Europa Piantedosi non recede dalla sua linea dura. “Umanità e fermezza - ha ribadito ieri in Parlamento - Non verremo mai meno ai doveri di soccorso e accoglienza, ma la selezione dei migranti non la faranno i trafficanti, intendiamo governare le migrazioni, non subirle”. Poi il forte attacco alle Ong “fattore di attrazione dei flussi migratori” e l’annuncio dell’aumento di canali legali di immigrazione con un decreto flussi ampliato rispetto agli attuali 70mila posti, attraverso un sistema premiale con quote di ingresso maggiori ai Paesi di origine e transito che accettino di siglare accordi di rimpatrio e collaborino a fermare le partenze.