sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Irene Famà

La Stampa, 8 marzo 2026

“I conflitti, e le ragioni che ci sono dietro, si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a Bologna ad un evento della Lega, pone l’accento sulla questione sicurezza. La situazione in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni anche in Italia e l’attenzione è rivolta in particolare ai cortei in programma nelle prossime settimane. “Ogni qualvolta i conflitti si protraggono nel tempo, tendono a creare riflessi sull’opinione pubblica, fenomeni di radicalizzazione, gruppi antagonistici che imbracciano l’una o l’altra causa”, dice il titolare del Viminale. E aggiunge: “Tutto questo si traduce in difficoltà, in qualche modo, a gestire manifestazioni pubbliche e l’ordine pubblico”.

Gli investigatori della polizia monitorano gli appuntamenti del mese, in particolari il corteo, a cui parteciperanno numerose realtà antagoniste, in programma il 28 marzo a Roma. Una manifestazione nazionale “contro le guerre e il riarmo, il governo, le destre, gli sgomberi, l’attacco agli spazi sociali e le nuove misure repressive”. E la risposta a Piantedosi arriva direttamente dal coordinamento “No Kings Italia” che promuove l’evento, insieme a “Londra, Stati Uniti e Francia. Le parole del ministro mostrano quanta paura il dissenso mette al governo. Vogliono spaventare chi si prepara a scendere in piazza, una strategia della tensione destinata a fallire”. Il 28 marzo, dicono, “saremo in piazza”. E per la serata del 27 marzo, sempre nella Capitale, annunciano “un grande concerto. Sul palco, tra gli altri, Gemitaiz, Willie Peyote e Giulia Mei”. I “No Kings Italia” si rivolgono alla premier Meloni e ai ministri Tajani, Salvini e Piantedosi: “Si possono mettere l’anima in pace: il movimento non si fa intimidire dai decreti sicurezza e dall’allarmismo mediatico”.

Per quanto riguarda il rischio terrorismo, il ministro dell’Interno invita alla cautela: “Al momento non ci sono indicatori di questo tipo”. Ma, “ogniqualvolta viviamo situazioni di carattere internazionale di questo tipo dobbiamo sempre porci il problema del rafforzamento delle migliaia di obiettivi sensibili sparsi sul territorio nazionale”. Come le sedi diplomatiche e consolari statunitensi e israeliane, le strutture religiose e i centri culturali. L’alert del Viminale diramato lo scorso 28 febbraio, poi, riguardava anche le strutture operative di pronto intervento sul territorio.

All’evento “Io voto Sì”, organizzato all’hotel Savoia Regency in vista del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, si è parlato anche di Centri per il rimpatrio. “L’obiettivo è di lavorare per l’ipotesi che ci sia almeno un Centro per regione. Sono utili in tutta Italia, anche a Bologna”, dice Piantedosi. Che sfrutta la questione Albania per attaccare le toghe: “Alcuni magistrati ideologizzati mettono a rischio il lavoro del governo sull’immigrazione”.