di Eleonora Martini
Il Manifesto, 20 agosto 2025
Dopo i due morti, il ministro difende senza incertezze l’intervento dei militari indagati. Il testimone oculare: “Era disarmato, l’hanno colpito con quattro scariche”. “Il taser è uno strumento imprescindibile che viene fornito agli agenti proprio per evitare l’utilizzo di armi da sparo”. Il giorno dopo aver contato ben due morti nel giro di 48 ore - a Olbia e in provincia di Genova - di persone colpite con la pistola elettrica dalle forze dell’ordine, il ministro Matteo Piantedosi non mostra alcun tentennamento quando afferma che “la sicurezza dei cittadini è il primo obiettivo che deve essere perseguito, e dalle prime ricostruzioni è esattamente la situazione in cui si sono ritrovati i carabinieri intervenuti”. Eppure ieri il Secolo XIX ha pubblicato il racconto di un testimone oculare della morte del muratore 41enne Elton Bani avvenuta domenica sera a Manesseno (Ge). Una testimonianza che dovrebbe quantomeno ammutolire chiunque. E far riflettere.
La vittima “faceva a zig zag con l’auto qui davanti prima che arrivassero le pattuglie - ricorda Thione Diongue, presente sulla scena -. Finché c’era solo la prima, la situazione era ancora tranquilla. Poi l’arrivo dei rinforzi: era seduto sui gradini, stava bevendo dell’acqua, gli agenti gliel’hanno scaraventata via. Questo ha innescato tutto: è stato come gettare della benzina sul fuoco. Ha dato in escandescenze. In mano aveva 20 euro, il bancomat e le chiavi. Sulle scale lo hanno preso per le gambe, tirandolo con forza, è caduto, poi lo hanno girato per ammanettarlo. Lo hanno colpito sulle gambe e sulla nuca, devo dire quello che ho visto, perché non riuscivano a mettergli le manette. Uno di loro poi ha tirato fuori il taser. La prima scossa lo ha colpito di striscio e ha colpito anche un carabiniere, con la seconda è caduto, si è rialzato e la terza volta si era già un po’ più calmato. E poi la quarta scarica, la più lunga. È caduto a terra. I sanitari hanno provato a rianimarlo per 40, 45 minuti. È poi morto in ambulanza”.
Eppure il titolare del Viminale, pur manifestando “profondo cordoglio per il decesso di due persone”, tira dritto con la sua arringa: “Le regole di ingaggio prevedono che venga usato soltanto quando ci si trova di fronte a soggetti violenti e aggressivi che rappresentano un concreto pericolo per i presenti”. E però, anche davanti a due morti, criticare l’appropriatezza del taser come mezzo per fermare persone in stato di alterazione (di solito i criminali abituali sanno come tenere i nervi saldi) o le modalità con cui esso viene usato, secondo Piantedosi vuol dire “strumentalizzare” la vicenda “al solo fine di portare avanti l’ennesima campagna di antipatia verso i tutori dell’ordine”. Vuole invece vederci più chiaro, la pm Paola Calleri che indaga i due carabinieri genovesi per omicidio colposo, e per questo ha disposto il sequestro dei taser. In attesa dell’autopsia che verrà effettuata oggi sul corpo del giovane.
Intanto le reazioni politiche si dividono in modo quasi manicheo: da un lato le destre di governo che difendono l’arma elettrica e comunque essa venga usata, e dall’altro le opposizioni che chiedono di fermarne subito l’uso e parlano di “strumento di tortura”. Emerge il parere di Mario Balzanelli, presidente nazionale del sistema di soccorso italiano SIS118, secondo il quale “l’utilizzo del taser va attentamente rivisto, in quanto il suo utilizzo si è dimostrato potenzialmente pericoloso, sia nell’immediato sia a distanza di alcuni minuti”.
Il dirigente del 118 spiega all’Ansa che “come molto ben documentato negli Usa da Douglas Zipes, uno degli aritmologi più autorevoli a livello mondiale”, il soggetto colpito con il taser “può andare in arresto cardiaco improvviso. In questi casi - aggiunge l’esperto -, non pochi in assoluto quali già documentati negli Usa, e ad oggi più volte verificatisi nel nostro Paese, l’arresto cardiaco improvviso è insorto prevalentemente con ritmo di fibrillazione ventricolare”. Se il soggetto “non è cardiopatico”, potrebbe essere salvato intervenendo subito con un “defibrillatore semiautomatico” che, sostiene Balzanelli, dovrebbe perciò essere in “dotazione standard di tutti gli equipaggi delle forze di polizia dotati di taser, i cui componenti dovrebbero essere periodicamente addestrati e certificati nelle procedure di rianimazione cardiopolmonare di base e di defibrillazione precoce”. Ecco perché il presidente del SIS118 considera “assolutamente inappropriato correre il rischio, per quanto statisticamente molto ridotto, di uccidere un uomo solo per immobilizzarlo”, e auspica una “riflessione più ampia da effettuarsi quanto prima a livello interistituzionale circa le opportunità di utilizzo del taser”. Sempre che anche Balzanelli non venga accusato di “pretestuosità”.











