di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 26 settembre 2026
Forzatura in commissione affari costituzionali sul ddl che consente fermi preventivi e divieto di assembramento per i minori. De Cristofaro (Avs): “La destra continua con la propaganda infame sulla pelle della gente”. C’è un’ulteriore tassello della guerra ai minorenni del governo Meloni in nome della sicurezza. Il disegno di legge 1990, presentato a luglio scorso a firma Matteo Piantedosi e altri ministri, è incardinato da pochi giorni alla commissione affari costituzionali del senato. Introduce rafforzamenti per il fermo preventivo e la sua estensione ai minori e divieti di assembramento con parametri discrezionali.
Le Opposizioni pongono innanzitutto una questione procedurale che entra direttamente nel merito della faccenda: il testo contiene modifiche al codice penale, dunque dovrebbe passare anche dall’approvazione della commissione giustizia. Eppure, la presidenza del senato ha disposto diversamente, abbreviando di fatto l’iter parlamentare e compiendo l’ennesima forzatura della maggioranza. “Siamo di fronte all’ennesimo delirio securitario portato avanti da questa destra - sostiene Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra a Palazzo Madama - Dovrebbero fare un bilancio dei provvedimenti in materia. Questo sarebbe almeno il settimo di questo genere, ma la maggioranza e il governo insistono senza rendersi conto che non hanno risolto nessuno dei problemi che dicevano di volere affrontare. Invece perseguono sulla strada della propaganda infame sulla pelle delle persone”.
La legge prevede che si ampli la possibilità per le forze dell’ordine di identificare sul posto e procedere trattenendo in caserma dei giovani per accertamenti, estendendo formalmente le maglie della polizia preventiva anche ai soggetti minorenni. Peggio ancora se ci si muove in gruppo. Nella relazione tecnica che presenta l’ennesimo pacchetto sicurezza si parla di “una nuova e specifica ipotesi di avviso orale con divieto di radunarsi in determinati luoghi pubblici o aperti al pubblico, al fine di rafforzare gli strumenti di prevenzione nei confronti di condotte plurisoggettive, in particolare ‘di gruppo’, in contesti di aggregazione pubblica, caratterizzate da intimidazione, grave molestia o violenza su persone o cose”, circostanze “in grado di perturbare la libera e pacifica fruibilità dei predetti luoghi e di determinare una situazione di concreto pericolo per la sicurezza, al contempo incidendo anche sul livello di insicurezza percepita”. Ecco così che la fantomatica categoria della “sicurezza percepita”, utilizzata per giustificare emergenze non giustificate da circostanze reali, entra a pieno titolo nel dibattito parlamentare.
A questo proposito, in base alla legge, inoltre, il questore avrà la possibilità di spiccare un “avviso orale” che contiene il divieto di radunarsi in luoghi pubblici o aperti al pubblico qualora un gruppo di cinque o più persone adotti condotte caratterizzate da intimidazioni, molestie o violenze. Il pericolo viene dalle periferie, dice il testo: “La percentuale maggiore dei giovani che si uniscono in vere e proprie ‘bande criminali’ provengono dalle zone più periferiche e degradate delle grandi aree metropolitane. Il degrado urbano, infatti, genera alienazione, perdita di punti di riferimento, senso di abbandono nei giovani, diventando così, per quest’ultimi, un incentivo per intraprendere veri e propri percorsi criminali”.
Da qui allora l’ennesimo inasprimento delle pene per reati di gruppo. Accade nel paese la cui giustizia minorile era considerata un modello proprio per la sua attenzione alle condizioni dei giovani e il basso tasso di ricorso alla detenzione. Il testo del ddl 1990, invece, introduce una modifica al codice antimafia e prevede sanzioni pesantissime per i reati commessi in gruppo, come la reclusione fino a 5 anni e multe fino a 15.000 euro in caso di danneggiamenti aggravati commessi da più persone. “Sbaglieremmo a non dare il giusto peso politico a provvedimenti come questo - afferma Gianluca Peciola, responsabile diritti umani di Sinistra italiana - Bisogna riprendere l’iniziativa di mobilitazione, siamo di fronte a un altro scatto della svolta autoritaria”.









