di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 18 gennaio 2023
Il ministro dell’Interno: “Mai pensato di limitare gli ascolti. Chi sospetta accordi sulla cattura è in malafede”.
Ministro Piantedosi, dopo la cattura del boss Matteo Messina Denaro lei è volato a Palermo e ha detto: “Sono fortunato”. Quando ha saputo che la pista imboccata era quella giusta?
“Ho saputo dell’arresto nel momento in cui è avvenuto. Era ragionevole pensare che l’incessante lavoro che le forze dell’ordine stavano svolgendo da tempo potesse portare quanto prima al risultato. E confermo di sentirmi un uomo fortunato per aver vissuto in prima persona una giornata così importante. La telefonata del presidente Sergio Mattarella, la condivisione con la presidente Giorgia Meloni, le immagini degli applausi dei cittadini palermitani, il pensiero ai familiari delle vittime di mafia, la gioia negli occhi delle donne e degli uomini del Ros, l’abbraccio con il comandante dell’Arma Teo Luzi e con il capo della polizia di Stato Lamberto Giannini, questo giorno non potrò mai dimenticarlo”.
Qual è la prossima mossa?
“Lo decideranno i magistrati, ma sicuramente si deve scoprire come ha funzionato e chi ha tenuto in piedi la rete di protezione mafiosa che ha consentito una così lunga latitanza. Ma soprattutto mi auguro che questo arresto consenta di fare ulteriore luce sulle dinamiche mafiose di alcuni tra gli anni più bui della nostra storia”.
Anche lui come tutti gli altri boss latitanti viveva a pochi chilometri da casa. Come è possibile?
“È possibile perché la mafia ha ingenti risorse per arruolare gli affiliati e perché continua ad avere tanta forza e potere di influenza anche grazie all’uso della violenza, al ricatto e al compiacimento di esponenti di pezzi di società. Quelli che il procuratore De Lucia ha definito di borghesia mafiosa”.
Allora il controllo del territorio non funziona?
“Il controllo del territorio e l’attività investigativa hanno portato a questo straordinario risultato. È stato dato un segnale fortissimo al nostro Paese. Lo Stato c’è e ha dimostrato di saper presentare il conto ai criminali che si macchiano di delitti così gravi. Esserci arrivati dopo tanti anni conferma il valore della capacità di presidio del territorio, certamente non lo nega”.
Lo Stato ha negoziato l’arresto di Messina Denaro?
“Questo arresto è un risultato limpido, senza retroscena. Chi cerca di banalizzarlo e minimizzarlo, di metterlo in dubbio, di mortificarlo, fa un grave errore commesso in malafede. Le manette ai polsi di Matteo Messina Denaro le ha messe solo un lungo e duro lavoro investigativo portato avanti da unità dedicate con metodi di indagine tradizionali senza fronzoli e fantasie. Il merito e il plauso vanno ai magistrati e a tutti gli appartenenti alle forze di polizia che hanno svolto un grande lavoro per assicurare alla giustizia tanti fiancheggiatori di Messina Denaro. Lo Stato in questi anni ha lottato per questo storico risultato e ha vinto mettendo a sistema tutte le sue energie”.
Lei guida il Viminale in un governo di centrodestra. Pensa sia corretto attribuire questo successo alla maggioranza politica del momento?
“Le forze di polizia del nostro Paese sono una squadra, una delle più forti del mondo. Da sempre si vince e si gioca tutti insieme. Come ha sottolineato il comandante Luzi, i Carabinieri hanno segnato il goal di una vittoria storica, cercata e voluta da tutti. Celebrata anche all’estero. Quando con il capo della polizia abbiamo saputo dell’arresto eravamo ad Ankara e mi ha colpito il ministro Süleyman Soylu che ha gioito con noi. D’altronde, la lotta contro la criminalità non ha confini e non ha colori politici. È una vittoria di tutti. Interpretare questo successo con la logica delle divisioni non porta da nessuna parte”.
Il procuratore De Lucia ha sottolineato che l’arresto è stato possibile grazie alle intercettazioni. Fermerete la riforma?
“Le intercettazioni sono uno strumento di indagine importante e irrinunciabile. Nessuno le ha mai messe in discussione per i reati di mafia, men che meno questo governo. Di certo, non accettiamo lezioni sul fronte della legalità. Abbiamo dato segnali chiarissimi sulla lotta alla mafia, assumendo una posizione rigorosa e inequivocabile con il carcere ostativo e fornendo totale appoggio ai magistrati e alle forze di polizia impegnati in molteplici direzioni. Se talvolta sono state fatte critiche sullo strumento delle intercettazioni queste hanno riguardato l’uso distorto che se ne è fatto e non certo la loro utilizzazione nelle inchieste di mafia”.
Che reazione si aspetta dalle cosche?
“Lo Stato non ha mai avuto paura delle eventuali reazioni delle organizzazioni mafiose. Dobbiamo guardare già a domani, alla prossima rete criminale da smantellare e agli altri mafiosi da arrestare. Sono andato a Palermo a complimentarmi con il comandante generale Luzi e con gli uomini e le donne del Ros per questo grande obiettivo raggiunto. Questa operazione non è un punto di arrivo ma la prosecuzione verso altri risultati”.
Ora non ci sono altri superlatitanti di Cosa Nostra...
“Con questo arresto si chiude la pagina dei grandi latitanti della stagione delle stragi di mafia. Resta un tessuto mafioso che è cambiato negli anni ma è altrettanto insidioso”.
I capi però sono morti oppure in carcere. È la sconfitta della mafia?
“Arresti di boss, come quello di Messina Denaro, sono colpi durissimi alla mafia tradizionale. Lo sono anche dal punto vista simbolico in quanto sono la dimostrazione più potente che non esiste impunità. È un messaggio forte ai giovani anche rispetto ad una certa narrazione, del tutto inaccettabile, che tende a mitizzare il ruolo del boss mafioso tutto potere e violenza. C’è ancora molto da fare anche sotto l’aspetto culturale”.










