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di Roberto Gressi

Corriere della Sera, 21 settembre 2023

In questo modo si differenzia e allontana da Salvini (anche su Instagram): “Da leader politico può dire quel che vuole, io nel mio ruolo devo avere prove concrete”. Che poi uno si domanda: che ci fa su Instagram questo austero signore, nato a Napoli sessanta anni fa sotto il segno di terra del Toro e originario dell’avellinese Pietrastornina, laurea in giurisprudenza a Bologna, una carriera al ministero dell’Interno, del quale è poi giunto alla guida, come tecnico in quota Lega, nel governo Meloni? Immagini rapide, la premier e Ursula von der Leyen che si stampano un bacio per guancia in quel di Lampedusa, e lui, Matteo Piantedosi, che cammina e parla. La voce non si sente, che è sovrastata da una musica enfatica (Berlin, di Mario Sebastian, giura Shazam), chiusa con il logo del ministero, 1.129 le visualizzazioni.

Appuntamento istituzionale, quello di Lampedusa, niente da dire se lo ha doverosamente preferito al raduno generale della grande festa nazionale di Pontida, dove Matteo Salvini, il suo mentore, accompagnato da Marine Le Pen ha dato il la alla infinita campagna elettorale che lo porterà alle europee.

Ma che abbia inaugurato una sorta di seconda vita, pare difficile non vederlo. Che di fare il vaso di coccio, con il governo dell’immigrazione che vacilla, sbanda e sbraca e con il leader leghista che, seppur di rimbalzo, lo usa come sacco dei pugni, sembra averne abbastanza.

Un avvertimento esplicito lo ha dato nell’intervista a Fiorenza Sarzanini, sul Corriere: “Basta miopi calcoli politici, sia nella maggioranza sia nell’opposizione”. La critica all’opposizione ci sta, è il minimo sindacale, ma il segnale, è ovvio, è tutto per la maggioranza, o per lo meno per una sua parte.

Le parole di Roberto Calderoli, poi, gli hanno fatto capire che non ce n’era per nessuno. La frase “con Salvini ministro tutto ciò non succedeva”, era senz’altro un attacco alla principale competitor elettorale, Giorgia Meloni, ma lo schiaffo al ministro era fin troppo evidente per lasciar correre. E infatti Piantedosi è subito uscito dal bunker e ha scelto Ping Pong, la trasmissione di Rai Radio 1, per restituire il colpo e negare che ci sia una regia europea complottarda dietro gli sbarchi: “Io non ho prove, se Matteo Salvini lo ha detto, le sue supposizioni avranno sicuramente qualche fondamento. Lui da leader politico può dirlo, io da ministro dell’Interno devo avere prove concrete”. E poi ancora sul blocco navale: “Può realizzarsi solo se si completa la missione Sophia”, ipotesi al momento appartenente al periodo ipotetico dell’irrealtà.

Non che le espressioni d’esordio del ministro non avessero fatto rizzare i capelli in capo anche a Palazzo Chigi. Disse dopo la tragedia di Cutro: “La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli”. Come anche la definizione dei migranti ai quali si impediva lo sbarco come “carico residuale”. Sarà anche per questo che ha deciso di stringere i bulloni sul piano della comunicazione, e di affidarsi a qualcuno che lo aiutasse a uscire dalle sabbie mobili. Ecco allora, lo ha raccontato Simone Canettieri sul Foglio, l’arrivo dalla Puglia in zona Viminale di Giuseppe Inchingolo, fondatore della società Artsmedia, in un recente passato collaboratore stretto di Luca Morisi, il creatore della “Bestia” dei tempi d’oro di Salvini. Primo risultato: oltre cinquantacinquemila amici nel profilo Facebook del Viminale.

Insomma, alla fine della fiera, un rafforzamento della propria posizione personale, almeno dal punto di vista mediatico (e ieri sera era da Bruno Vespa dopo il Tg1), che completamente disarmati non si va alla guerra. E poi un avvicinamento istituzionale e politico alla presidente del Consiglio, perché ballare da soli va bene, ma fino a un certo punto. Infine una garbata quanto decisa differenziazione dal cambio di passo salviniano, troppo preso dalla sua battaglia per pensare alle sorti del suo (o quasi ex suo) ministro dell’Interno.