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di Barbara Cottavoz

La Stampa, 5 ottobre 2026

Il portavoce Riccardo Noury sabato da Novara rilancerà l’appello per il ricercatore dell’Upo condannato in Iran. Diritti umani, tortura ed esecuzioni di Stato sono i temi del percorso di incontri del portavoce nazionale di Amnesty Italia Riccardo Noury in Piemonte. Sarà a Nizza Monferrato giovedì, a Vercelli venerdì e poi a Novara, sabato in occasione della Giornata internazionale per l’abolizione della pena di morte. Una scelta non casuale: da anni Amnesty si batte al fianco della città per il rilascio del medico e ricercatore di Medicina dei disastri dell’Università del Piemonte Orientale, Amhadreza Djalali, condannato all’impiccagione in Iran per spionaggio.

Riccardo Noury lancia dal Piemonte la nuova campagna di Amnesty contro la tortura e per l’abolizione della pena di morte. Il primo appuntamento è a Nizza Monferrato giovedì alle 18 al Foro Boario di piazza Garibaldi nell’incontro intitolato “Senza diritti non c’è pace”. Il portavoce di Amnesty dialogherà con Simona Franzino, responsabile della sezione di Asti dell’organizzazione internazionale, Viviana Garbagnoli, presidente di Associazione Futura, Domenico Massano, garante per i diritti delle persone private della libertà personale e Ausilia Quaglia, assessora alla Cultura di Nizza Monferrato.

La sera successiva alle 21 nella chiesa di San Bernardino a Vercelli, in via Duomo 29, il dibattito con Noury è intitolato Universalmente vietata, ovunque praticata: la tortura nel mondo”; introduce Luigi Angelino, governatore della Confraternita che ospita la serata. uindi sabato a Novara, proprio nella data in cui tutto il mondo celebra la Giornata internazionale per l’abolizione della pena di morte. Qui ha un significato particolare, più reale e vicino. A Novara ha infatti vissuto e lavorato per tre anni, dal 2012 alla fine del 2015 il ricercatore del centro Crimedim dell’Upo Ahmadreza Djalali, iraniano ora anche svedese, qui è andata a scuola la prima figlia Amitis e ha mosso i primi passi il secondo, Ariou.

Pochi mesi dopo la partenza dall’Italia per un nuovo lavoro al Karolinska Institutet di Stoccolma Djalali è stato arrestato durante un viaggio a Teheran, il 25 aprile 2016, e poi condannato alla pena capitale.

Da allora i suoi colleghi di Novara, i primi a mobilitarsi al fianco della moglie Vida Mehrannia, la città e le sue istituzioni si battono perché venga liberato mentre lui è rinchiuso nel carcere di Evin, in Iran: “Purtroppo non ci sono novità, sappiamo che le condizioni della detenzione si erano aggravate dopo l’inizio della guerra americana per la scarsità di cibo nelle celle. Ma altro non si sa” dice Noury. abato sarà alle 21 nel salone dell’Arengo del Broletto con l’ex senatrice Elena Ferrara, che durante il suo mandato parlamentare si era impegnata per la liberazione di Djalali con il senatore Luigi Manconi. Assieme a lui e ad Amnesty nell’ottobre del 2017 aveva anche incontrato l’ambasciatore iraniano a Roma per perorare la sua causa.