di Valentina Moro e Adelia Pantano
La Stampa, 6 luglio 2026
Dai Garanti territoriali di Asti e Alessandria un documento congiunto per chiedere interventi tempestivi in tutta la regione. Cemento rovente fuori e dentro. Senza aria condizionata la vita nel carcere di Quarto d’Asti è un inferno. Tra il sovraffollamento e la crisi climatica che porta a temperature sempre più alte le condizioni di chi vive e lavora nell’istituto sono peggiorate. A denunciarlo è Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti, all’uscita dalla visita settimanale alla casa di reclusione: “Non c’è aria condizionata per i detenuti se non nella sala colloqui. Le sezioni sono molto calde, soprattutto quelle che stanno più in alto e sono esposte al sole tutta la giornata. Servirebbe un sistema di climatizzazione almeno nelle aree comuni”.
L’ora d’aria nel picco di caldo - Neanche quando si esce durante i “passeggi” si può prendere una pausa dal clima torrido. Tanto che molti preferiscono rinunciare all’ora d’aria. “Gli orari per le uscite sono dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15 - spiega Massano - uno dei momenti più caldi della giornata. È un meccanismo da rivedere”.
Emergenza: il Dap intervenga - Il garante riconosce che l’istituto penitenziario ha tentato di mettere in campo alcune soluzioni: ventilatori nelle celle, ventole negli spazi comuni e condizionamento per la sala destinata ai colloqui, ma non sono sufficienti. “Adesso bisogna rispondere all’emergenza - continua Massano - ma servono interventi strutturali per cui è necessario un intervento del Dap. Queste condizioni sono invivibili sia per chi vive in cella sia per gli agenti”. La scarsità di personale rende ancora più complessa la gestione della situazione.
Massano e gli altri garanti dei detenuti piemontesi lanciano l’allarme con un appello indirizzato alle direzioni degli istituti, al Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, al Dap, al Ministero della Giustizia e alle autorità sanitarie.
“Bisogna adottare misure straordinarie per fronteggiare questa emergenza che incide sul diritto alla salute e sulla dignità dei detenuti e di chi lavora tutti i giorni negli istituti”, sostengono. “Le strutture penitenziarie, nella maggior parte dei casi realizzate con grandi superfici in cemento, acciaio e asfalto, prive di sistemi di isolamento termico e spesso prive del tutto di aree verdi, si trasformano durante l’estate in ambienti soffocanti e insalubri. Il calore accumulato nelle ore diurne permane anche durante la notte, rendendo difficoltoso anche il riposo”. La preoccupazione dei garanti va in particolare ai carcerati più anziani, a chi è affetto da patologie o in generale presenta condizioni di fragilità.
Problemi di salute anche per il personale - “L’emergenza - evidenziano ancora - riguarda anche il personale della polizia penitenziaria, gli educatori, gli operatori sanitari e tutto il personale che presta servizio negli istituti costretto a lavorare in ambienti caratterizzati da temperature spesso insostenibili”. Il quadro è aggravato da un sovraffollamento che in Piemonte ha raggiunto circa il 120% della capienza regolamentare. Nel documento i Garanti richiamano anche le parole del portavoce della Conferenza nazionale, Samuele Ciambriello, che ha definito questa estate “una seconda pena”: da qui la richiesta di “adottare interventi con la massima tempestività”.
Critiche pure le condizioni delle carceri di Alessandria, anche queste nel mirino dell’appello dei Garanti territoriali del Piemonte che è stato firmato anche dalla garante locale Silvia Coscia. Proprio di recente Coscia ha promosso un’iniziativa che ha portato la Caritas Diocesana alessandrina a donare alcuni ventilatori alla casa circondariale Cantiello e Gaeta, offrendo un sollievo immediato sia alle persone detenute sia al personale penitenziario. Un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e territorio di fronte a un’emergenza destinata a ripresentarsi ogni estate.










