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di Davide Ferrario

Corriere di Torino, 25 luglio 2025

Una premessa, per sgombrare il campo da pregiudizi ideologici. Per la mia esperienza decennale di volontario in carcere, ho sempre detto e scritto (anche qui) che se i detenuti sono i prigionieri, gli agenti di custodia di quel sistema sono gli ostaggi. Ne ho conosciuti tanti e ci ho anche costruito delle relazioni personali. Quindi, nessuna prevenzione contro persone che sono lavoratori sfruttati in modo bestiale indipendentemente da chi sta al Governo. Ciò detto, suona però strano che la nuova Garante dei diritti dei detenuti, Monica Formaiano, (scelta non senza polemiche dalla giunta regionale) così si esprima nella sua prima dichiarazione: “Sarei fiera se con il mio lavoro riuscissi a dare pari dignità a chi è detenuto e a chi lavora in carcere”.

Belle parole e nobili sentimenti: ma del tutto impropri per uno che è stato messo lì come “un’autorità di garanzia indipendente a cui la Legge attribuisce il compito di vigilare sul rispetto dei diritti delle persone private della libertà” (così sta scritto sul sito del Ministero della Giustizia). Che c’entra la Polizia penitenziaria? Il Garante ha come primo dovere quello di intervenire per difendere i diritti dei detenuti, laddove questi siano impediti dalla gestione dell’amministrazione penitenziaria, i cui primi esecutori sono appunto gli agenti di custodia.

È come se un sindacalista partisse con l’idea di preoccuparsi del benessere dei datori di lavoro. Forse bisogna spiegare alla dottoressa Formaiano che il suo è - purtroppo - il ruolo di una che deve rompere le scatole. E che gli agenti di custodia sono già rappresentati dai loro sindacati di categoria: Sappe, Uilpa Polizia Penitenziaria, Fns Cisl, Fp Cgil, Sinappe, Cosp, Osapp, Sipp e Fsp Polizia Penitenziaria. Non pochi, e forse è proprio questa una debolezza nelle rivendicazioni della categoria che, ripeto, sono quelle di lavoratori che hanno tutte le ragioni di protestare, ma le cui problematiche non passano certo attraverso le preoccupazioni del garante dei diritti dei detenuti: il quale è il rappresentante di una delle parti in causa, non un giudice conciliatore.

Eppure Formaiano dovrebbe saperlo, essendo avvocato. Ciò detto, faccio alla nuova Garante i migliori auguri. Sono sicuro che le basterà un tour nelle carceri piemontesi per scendere dall’empireo delle buone intenzioni alla cruda percezione della realtà, quello che nelle sue parole definisce “guardarsi intorno a 360 gradi”.