di Lodovico Poletto
La Stampa, 1 luglio 2023
Situazione ingestibile mentre le inchieste travolgono vertici e poliziotti della penitenziaria. Senza continuità mancano struttura e progetti, crescono aggressioni e suicidi, entrano droga e cellulari. Il carcere di Aosta è un cubo di cemento che vedi dall’autostrada. Struttura piccola, che quasi si confonde con il passaggio della prima periferia. Qui non ci sono detenuti in regime di 41 bis. Non c’è nessuno neppure in massima sicurezza (cioè detenuti per questioni di mafia o criminalità organizzata), ma ci sono i collaboratori di giustizia. Pochi guai. Pochissime polemiche.
Eppure vanta un record negativo: da quasi 7 anni la struttura non ha un direttore e neppure un comandante del personale di polizia penitenziaria. Cioè, non è che nessuno diriga quella casa circondariale ma da 7 anni chi si occupa di mandare avanti questo presidio viene mandato in Valle d’Aosta in missione. Tradotto significa che resta qualche mese - talvolta più di qualche mese -, poi se ne va e torna all’incarico precedente. Niente progetti complessivi. Nessun piano strutturato. Aosta, da 7 anni aspetta che i vertici dell’Amministrazione penitenziaria assegnino una catena di comando a tempo pieno e che duri più di una stagione.
La questione non è ignota agli addetti ai lavori. L’ultimo - in ordine di tempo - ad essere stato informato è il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro, al quale qualche mese fa (era il 30 gennaio) il sindacato di polizia penitenziaria Osapp ha inviato una lettera nella quale, tra i tanti problemi segnalati, c’era anche il “caso Aosta”: una delle priorità da risolvere al più presto. Compreso il fatto che a comandare il personale di polizia c’è un sostituto commissario. E dal punto di vista normativo neanche lo potrebbe fare.
Il panorama generale delle strutture di reclusione di Piemonte e Valle d’Aosta sembra addirittura peggiorato negli ultimi tempi. I numeri tracciano la cornice di questo quadro disastroso. In 10 carceri su 14 manca il direttore. In 7 non c’è il comandante della Polizia penitenziaria. Con picchi di assurdità che hanno dell’incredibile.
Il “Cerialdo” è la casa circondariale di Cuneo. Struttura di massima sicurezza, una delle poche in Piemonte attrezzata per accogliere i detenuti in regime di 41 bis. Il direttore è stato assegnato da poco e secondo i sindacati c’è stata finalmente una svolta. Il carcere di Saluzzo, invece, non ha il comandante. L’uomo che ricopriva quell’incarico è stato “distaccato in via continuativa” al Provveditorato di Torino. Tante parole per dire che è andato a svolgere un lavoro d’ufficio nella struttura che coordina il sistema penitenziario delle due regioni del Nord Ovest. E a fare il comandante è stato mandato “in missione” quello di Fossano che così ricopre due incarichi. Basta? Assolutamente no. Il carcere di Ivrea, negli ultimi anni, è stato travolto da una raffica di inchieste, con agenti sospesi, molti indagati e altri fascicoli aperti di recente dalla Procura. Ecco, anche qui non ci sono né il direttore né il comandante della polizia penitenziaria. Entrambi gli incarchi sono svolti “a scavalco” da dirigenti che lavorano altrove. La situazione di Ivrea (dove l’ex comandante Mara Lupi è indagata per tortura, ma presta servizio al carcere di Torino talvolta anche come comandante) è praticamente identica a quella Biella dove 23 agenti, erano stati sospesi dal servizio per una storia dai contorni ancora una da chiarire. E quella è soltanto ultima tranche di un’indagine che va avanti da mesi. Ultimo dato su questo carcere: il comandante della polizia è un funzionario “in missione” che arriva dalla Sicilia.
“Se analizzassimo nel dettaglio lo stato di salute delle strutture di reclusione del Paese, la situazione del Piemonte troverebbe repliche in diverse altre parti d’Italia. L’assurdità ulteriore è che nonostante i nostri appelli, le nostre richieste, i documenti che abbiamo prodotto in questi anni, non è mai cambiato nulla” s’indignano i sindacalisti dell’Osapp. Che parlano di temi ampiamente noti a tutti: dal sovraffollamento, ai pochi progetti, alla mancanza di continuità di interventi. Oltre che di carceri come “isole di illegalità, dove accade tutto ciò che in realtà non dovrebbe capitare in quei luoghi”. Fiumi di droga che entrano (è di qualche tempo fa la notizia che 13 giocatori della squadra di rugby del carcere di Torino erano risultati positivi all’uso sostanze stupefacenti) e smartphone adoperati liberamente nelle celle. “E non è neanche possibile effettuare perquisizioni senza il via libera dall’esterno” accusano adesso gli agenti. Motivo? Una vecchia circolare ministeriale fissa paletti molto rigidi per le “perquisizioni generali straordinarie”. Quindi come fare? “Banale: non le facciamo più, a meno che non si abbia la certezza che nelle celle si stiano commettendo illeciti”.
Nell’ultimo documento dell’Osapp però va anche oltre e scrive chiaramente: “Chiediamo che venga dichiarato lo stato di emergenza per le carceri. In queste condizioni non è più possibile lavorare, facendo sì che il carcere sia davvero un luogo dal quale si può uscire migliori”. Un ultimo dato: nel 2022 nel carcere di Torino ci sono state 39 aggressioni, 66 agenti feriti. Nei primi sei mesi del 2023 i feriti sono già 21 e le aggressioni 19.










