rainews.it, 31 dicembre 2024
Il Garante: la situazione si aggrava perché 261 spazi sono inagibili. Crescono suicidi e aggressioni al personale, sempre carente. Poche luci e tante ombre nel nono dossier sulle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi, presentato questa mattina a Torino dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano. Sono 4.500 i detenuti presenti nelle 13 carceri piemontesi, a fronte di 3.979 posti. Ci sono, dunque, 521 persone in più. E sono ben 261 i posti detentivi temporaneamente non disponibili, spesso per problemi strutturali degli edifici: la dimensione di un carcere di media grandezza. Il dramma del sovraffollamento, quindi, è ancora più grave.
Nel 2024, sette detenuti si sono tolti la vita, in aumento rispetto al triennio precedente. In forte crescita anche gli atti di autolesionismo, in parte tentativi di suicidio sventati dalla polizia penitenziaria e le aggressioni al personale. Tra le criticità sottolineate dal dossier, oltre ai problemi delle strutture e al sovraffollamento, la carenza di personale e di mediatori culturali. In diverse carceri, però, anche grazie alle segnalazioni puntuali dei garanti comunali, nell’ultimo anno sono stati effettuati diversi lavori attesi da tempo.
A Torino “situazione stagnante” - “Il clima sembra migliorare ma la realtà è che la situazione è ferma, stagnante. Per quanto riguarda il carcere Lorusso e Cutugno di Torino, siamo allo stesso punto dell’anno scorso”, aggiunge la garante dei detenuti della città di Torino, Monica Cristina Gallo. E prosegue: “Non si è fatto quasi nulla sulle problematiche strutturali, sul recupero degli spazi per i detenuti e sul contenimento degli sprechi”. In molte sezioni, ad esempio, per ottenere l’acqua calda è necessario aprire tutti i rubinetti, con un enorme consumo. “Anche sul sovraffollamento, sull’assenza di mediatori culturali e sugli spazi medici non idonei non è stato fatto nulla”, aggiunge la garante Gallo. A proposito, Mellano spiega che “siamo in una fase nella quale la carenza di soldi non è del tutto all’ordine del giorno: c’è ad esempio un fondo complessivo, a livello nazionale, di 250 milioni di euro da spendere per i lavori nelle carceri. Il problema è che l’amministrazione penitenziaria ha grosse difficoltà a spendere i soldi che ha a disposizione”.
Niente lavoro a Ivrea - Varie anche le segnalazioni sul carcere di Ivrea, specie per quel che riguarda la manutenzione straordinaria. “Tuttavia, dopo un periodo particolarmente delicato, oggi la situazione è abbastanza vivibile, soprattutto per l’impegno del personale, precisa il garante locale, Raffaele Orso Giacone, che definisce la struttura “un carcere di punizione perché è un istituto senza lavoro. Inoltre - aggiunge - il prossimo anno, saranno tagliate del 50 per cento le mercedi, cioè le retribuzioni del lavoro carcerario, che in molti casi sono l’unica fonte di sostentamento dei detenuti. Questo rischia di mettere a repentaglio l’economia interna della casa circondariale e porterà probabilmente a dei problemi di ordine pubblico all’interno”.
“Il Piemonte è l’unica regione con un garante in ogni città sede di carcere - ha sottolineato Mellano - questa presenza ci permette di segnalare tempestivamente i problemi e, in qualche caso specifico, di ottenere dei risultati in termini di interventi. Così è stato anche nell’ultimo anno, partendo da quanto avevamo segnalato nel precedente dossier”.










