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di Stefano Lorenzetti

Corriere di Torino, 21 agosto 2024

Nei 13 istituti piemontesi soffitti che crollano, infiltrazioni d’acqua, docce inagibili. Lunedì pomeriggio due detenuti si sono scagliati contro il Consiglio di disciplina, cercando di colpire i componenti - il direttore, un educatore e uno psicologo - con sedie e scrivanie. Solo l’intervento della polizia penitenziaria ha evitato il peggio. L’episodio si somma ad altre decine di casi che si ripetono da mesi all’interno del penitenziario. Un penitenziario che deve anche fare i conti con seri problemi strutturali e un sovraffollamento ormai fuori controllo. Problemi, questi, che riguardano anche gli altri dodici istituti penitenziari del Piemonte: muri e soffitti che cadono a pezzi, finestre rotte, bagni e docce inagibili, infiltrazioni d’acqua.

Un altro pomeriggio di violenze ha caratterizzato lo scorrere lento delle giornate all’interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Due detenuti si sono scagliati contro il Consiglio di disciplina, cercando di colpire i componenti con sedie e scrivanie. Solo l’intervento della polizia penitenziaria ha evitato il peggio.

La cronaca racconta la paura che si è respirata al piano terra del Padiglione A. Intorno alle 13 di lunedì gli agenti hanno accompagnato quattro detenuti di fronte al Consiglio di disciplina - l’organo interno presieduto dal direttore dell’istituto (in questo caso sostituito per esigenze di servizio dal collega di Alba) e composto da uno psicologo e un educatore - perché accusati di aver picchiato un compagno. Uno per volta i reclusi sono sfilati davanti alla commissione, la situazione è degenerata quando è stato il turno di un senegalese: l’uomo non ha preso di buon grado il provvedimento disciplinare - sette giorni di isolamento - ed è andato in escandescenza. In pochi istanti ha distrutto il computer, ribaltato l’arredo dell’ufficio, rotto un ventilatore, un tavolo e una libreria e minacciato il Consiglio.

Con fatica gli agenti sono riusciti a bloccarlo e a trascinarlo verso la cella, ma giunti all’altezza della rotonda del piano terra del padiglione l’uomo ha cercato di ribellarsi spaccando alcune sedie e inveendo contro i poliziotti. Le urla e gli insulti del detenuto hanno attirato l’attenzione di un altro carcerato, un brasiliano: poco prima anche a lui erano stati inflitti sette giorni di isolamento per aver preso parte al pestaggio. L’uomo, che era già rientrato in cella, ha chiesto al personale di potersi recare in palestra. Ma una volta raggiunto il piano terra, ha dato manforte al compagno senegalese: è entrato nell’ufficio dove era riunito il Consiglio e ha scagliato una sedia contro il direttore, colpendolo.

Un episodio, quello di lunedì, che si somma ad altre decine di casi che si ripetono da mesi all’interno del penitenziario. “Ormai la situazione è fuori controllo - sottolinea il segretario generale dell’osapp Leo Beneduci -. Il personale di polizia penitenziaria è abbandonato a se stesso nel marasma più totale, il carcere è una vera e propria bolgia infernale dove ogni giorno si rischia la vita. È inaccettabile che l’amministrazione penitenziaria centrale sia silente a fronte di un dramma di una portata così imponente. Chiediamo al prefetto di mandare l’esercito”.

“Così non si può più lavorare - chiosa il segretario piemontese del Sappe Vicente Santilli. Quel che è accaduto evidenzia come dentro le carceri del nostro Paese, ma in particolare a Torino, siano saltati tutti gli schemi. Chissà se ora che il destinatario delle violenze è stato un direttore, anziché il solito appartenente alla polizia penitenziaria, la sensibilità delle istituzioni sarà sfiorata dal senso di pericolosità e precarietà che quotidianamente si respira in carcere”.