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di Elisa Sola

La Repubblica, 30 dicembre 2023

Sovraffollamento, condizioni sanitarie insufficienti e personale scarso secondo i Garanti. Ad Alba ci sono 40 detenuti, di cui molti con problemi psichici, ma un’area sanitaria attiva solo dodici ore al giorno. Ad Alessandria si gela: con le stufette accese si arriva a 16,5°. C’è una palestra nuova, ma nessuno la usa. A Cuneo, nei prossimi mesi, prevedono che la presenza dei detenuti del 41 bis raddoppierà. E il 60% dei reclusi è immigrato ma mancano mediatori e poliziotti.

Sovraffollamento, personale ridotto all’osso, spazi insufficienti e a volte in condizioni di degrado. Detenuti stipati in carceri sempre più sovraffollate. Resta un’emergenza quella degli istituti penitenziari piemontesi. Lo hanno spiegato ieri i garanti dei detenuti. E Bruno Mellano, per la Regione, ha lanciato una stoccata al governo: “Dei 166 milioni di fondi straordinari messi a disposizione dal ministero delle infrastrutture per la manutenzione straordinaria degli istituti di pena italiani, nulla è stato assegnato per il momento al Piemonte”. “A Torino - ha spiegato Monica Gallo, garante comunale - abbiamo numeri preoccupanti. Dati simili al 2015. Con 1480 detenuti per una capienza di 1093 persone. La nuova circolare sulla sicurezza del Dap propone trattamenti con attività premiali per alcuni, mentre chi non li merita deve andare nelle sezioni più preoccupanti, dove ci sono persone che compiono eventi critici o con problematiche psichiatriche importanti”. Sembra un carcere dove da decenni nessuno fa niente. Neppure nei bagni, dove le docce vengono descritte dalla garante di Torino come “non dignitose”. “C’è una continua perdita di acqua dai rubinetti e ogni giorno 3800 euro vengono spesi in acqua. Nessuno, in 15 anni, ha risolto il problema”.

La sanità penitenziaria è oggetto di una serie di approfondimenti della quarta commissione del Consiglio regionale. Se ne discuterà durante la seduta del 9 gennaio. Che vi sia un problema legato alla gestione della salute dei carcerati lo conferma anche l’avvocato Antonio Vallone, che ha visitato, come membro di Aiga, il Lorusso e Cutugno il 24 dicembre. “Dalla sezione femminile - racconta - ci hanno spiegato che per molte donne è impossibile accedere ai farmaci che non siano di fascia A. Tutti gli altri sono a carico loro. Chi non ha soldi o una famiglia e deve comprarsi un’aspirina quindi, non può farlo”. Un altro problema molto sentito - precisa Vallone - è quello delle spedizioni degli alimenti dai familiari. Alcuni pacchi, per motivi di sicurezza, non potrebbero più essere inviati. Così perlomeno hanno raccontato. Infine, siamo di fronte a grandi carenze di personale e di spazi. Basti pensare al fatto che ci sono solo 18 educatori su 1350 detenuti in media”.