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di Caterina Stamin

La Stampa, 28 ottobre 2026

Firmato un protocollo tra Garante regionale e Procura generale: fra gli obiettivi il monitoraggio delle condizioni degli istituti di pena piemontesi. Nel carcere di Torino ci sono 1.608 detenuti. E crescono di mese in mese: erano 1.507 solo a fine luglio. Sono 489 persone in più rispetto alla capienza dell’istituto penitenziario, 510 ristretti in eccesso in relazione ai posti effettivamente disponibili, distribuiti in una struttura definita da chi la vive “vecchia e fatiscente”. Il tasso di sovraffollamento al Lorusso e Cutugno ha raggiunto il triste record del 137,25 per cento. E l’alto numero di detenuti a Torino ha determinato un incremento anche nelle altre carceri del Piemonte, da Vercelli a Biella.

“Una situazione esplosiva” - Sono numeri - presi dalla rilevazione del garante nazionale, datata 31 luglio 2026 - che fotografano una situazione allarmante. O “esplosiva”, come dicono i sindacati. Che si riflette su chi è detenuto, ma anche su tutte le altre persone che vivono il carcere: gli agenti di polizia penitenziaria, il personale amministrativo e sanitario, gli educatori, gli psicologi, la direzione. Perché stare in celle pensate per una persona, che arrivano a ospitarne il doppio, aggrava le condizioni dei reclusi ma anche il clima di crescente tensione in cui il personale, già sotto organico, è costretto a lavorare. Tra aggressioni, tentate evasioni ed emergenza droga.

Che cosa si può cambiare - Un quadro drammatico che, tuttavia, non è una novità. Viene denunciato quasi con quotidianità dall’Osapp e dal Sappe, ma anche dalle istituzioni. Per alzare ulteriormente la soglia dell’attenzione verso le criticità del sistema penitenziario, la procura generale, guidata dal magistrato Lucia Musti, e la garante regionale delle persone private della libertà, Monica Formaiano, hanno siglato ieri un protocollo. Il primo della storia. Tre pagine con cui - si legge - si impegnano a “realizzare azioni di collaborazione volte alla tutela delle persone soggette a privazione o limitazione della libertà personale”. Che significa, nel concreto, monitorare le condizioni di detenzione nelle carceri, sostenere iniziative di recupero e di reinserimento nel tessuto sociale, favorire incontri di studio, convegni e attività formative. Ancora: “Promuovere buone prassi fra istituzioni coinvolte nell’esecuzione penale e nell’applicazione delle misure alternative”.

Gli obiettivi dell’accordo - L’intesa avrà una durata di tre anni e prevede anche visite congiunte, l’organizzazione di incontri periodici, lo scambio di ogni informazione utile tra garante e procura generale. Tra gli obiettivi anche quelli di facilitare il raccordo operativo, in presenza di segnalazioni di particolare criticità, e di verificare il rispetto delle norme costituzionali e dell’ordinamento penitenziario. “Rafforziamo un rapporto di collaborazione istituzionale che già esisteva” sottolinea il procuratore generale Musti. Aggiunge: “Ci riconosciamo nelle nostre funzioni, che sono diverse ma complementari”. Il protocollo, spiega la garante regionale Formaiano, vuole “contribuire all’individuazione di possibili percorsi e soluzioni condivise per rafforzare un sistema penitenziario che sia sempre più conforme ai principi costituzionali che lo regolano”.