di Giulia Ricci
La Stampa, 14 ottobre 2026
La denuncia dei sindacati e le parole del presidente delle Camere penali Capra: “Alcuni spazi vanno chiusi”. Ci sono i numeri: un tasso di affollamento del 125%, oltre un detenuto su tre con un disagio psichiatrico, un solo educatore ogni 100 persone in carcere, 621 agenti di polizia penitenziaria mancanti, turni che arrivano anche alle 36 ore di seguito, 62 aggressioni in un anno solo al Lorusso e Cutugno, 5 suicidi in un solo mese. Poi, ci sono i fatti: corsi di formazione cancellati per mancanza di personale a Vercelli, quattro giorni di disordini consecutivi ad Alessandria, infiltrazioni e temperature estreme ad Asti, le cimici dei letti e i topi a Torino. Decine le aggressioni, gli atti di autolesionismo, i tentativi di togliersi la vita.
A soffrire, la polizia penitenziaria sotto organico e i detenuti privati della loro dignità. Lo dice con parole dure il presidente delle Camere Penali, Roberto Capra: “Abbiamo creato un sistema di pena che è, sostanzialmente, vendetta. Qualsiasi azienda con quelle condizioni sarebbe chiusa da 10 anni, qualsiasi alloggio sarebbe dichiarato inagibile. Il carcere del capoluogo, in alcune sue parti, va chiuso: punto e basta”.
L’ultimo caso - Queste parole arrivano durante una lunga assemblea aperta in Consiglio regionale sulla situazione degli istituti penitenziari in Piemonte. La giornata è iniziata con la denuncia dell’Osapp, il sindacato autonomo degli agenti, su un incendio divampato lunedì 12 ottobre alle 15,30 nel reparto dedicato alle persone con problemi di salute mentale, al Lorusso e Cutugno. Quattro gli agenti intossicati e portati in ospedale; la causa, gli effetti personali dati alle fiamme da un detenuto: “Sembra che la manichetta antincendio non abbia funzionato: abbiamo rischiato una strage” ha dichiarato in Aula il vicesegretario regionale, Gerardo Romano.
Che ha aggiunto: “I nostri lavoratori non possono fare 20 ore consecutive, ma questo lo diciamo da tempo e non cambia nulla. Venite a vedere a Torino: ci sono topi, ratti, cimici, scarafaggi”. Le cimici dei letti, grosse e marroni, le porta la capogruppo di Avs Alice Ravinale in Aula per mostrarle agli altri eletti: “Le abbiamo prese dall’ultimo sopralluogo. Una vera tortura per i detenuti, che va avanti da mesi perché i materassi non vengono sostituiti e le disinfestazioni sono inefficaci”.
I turni massacranti - Vicente Santilli del Sappe chiede “i taser anche per la penitenziaria, come approvato in Lombardia”, Raffaele Tuttolomondo del Sinappe sottolinea “le 120 ore di straordinario” solo a settembre, e denuncia anche “36 ore lavorative senza un giorno di riposo, con turni di 12 fino a 18 ore”, Luciano Giglio dell’Uspp fa un focus sulla “gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici”; bene la chiusura dei vecchi ospedali ad hoc, ma ad oggi nelle carceri “manca un’assistenza sanitaria adeguata.
Detenuti malati - Gli agenti non possono sostituirsi a medici e infermieri. Noi meritiamo sicurezza, loro dignità”. Oltre una persona detenuta su tre soffre di problemi psichiatrici, il 40% in Piemonte utilizza psicofarmaci. Come racconta Massimiliano Rossato della Ugl, “ogni giorno negli istituti più grandi almeno un recluso viene mandato in ospedale”. Ma, come già raccontato su La Stampa, il settore “Salute mentale e penitenziaria”, aperto l’anno scorso, non ha ancora un dirigente e ha un solo funzionario. E infatti Nazareno Arigò della Uil è secco: “Tre anni fa parlavamo di carenza di specialisti per l’assistenza psichiatrica, ad oggi non è cambiato niente”.
Assistenza sanitaria carente - A Torino c’è una sola unità infermieristica per i nuovi ingressi, che viene spostata di sezione in sezione. Il consigliere comunale dem Claudio Cerrato ricorda come “nel reparto detenuti delle Molinette dovrebbero essere in servizio 35 agenti, ce ne sono invece 14 che operano su tre turni”. Sara Comoglio della Fp Cgil definisce ormai il carcere “un luogo patogeno di per sé. Per gli spazi ristretti, spesso fatiscenti, letteralmente ardenti quest’estate. La mancanza di un’adeguata offerta formativa, lavorativa e culturale, dove il tempo della pena diventa frustrante e alimenta tensioni e recidive. Pretendiamo risposte dalle istituzioni”.
Una doppia condanna in cella - Al Lorusso e Cotugno ci sono 937 stanze, di cui 21 non agibili. Di queste, solo 14 hanno la doccia, 90 il bidet, 903 la presa elettrica. C’è solo una stanza con l’attrezzatura adatta per chi è portatore di handicap. “Il sistema è al collasso - aggiunge il presidente delle Camere Penali Capra, nel suo intervento -, abbiamo quattro processi in cui viene contestato il reato di tortura. Ecco perché il carcere di Torino in alcune sue parti va chiuso: mentre aspettiamo i denari per metterlo a posto, stiamo violando la dignità delle persone sotto la mia, la vostra custodia. Torino ha una serie di possibili investimenti che da anni non vengono praticati”.
E aggiunge un tema: “Troviamo le risorse per sistemare i tanti alloggi non occupati, perché molti detenuti non possono accedere a misure alternative in quanto senza casa. Lavoriamo sulla formazione, sul lavoro. E aggiungo: accanto alle carceri c’è anche il Cpr, perché non saprei come chiamare un luogo dove persone stanno dietro sbarre alte 20 metri, in condizioni per certi versi deteriori, e che non hanno commesso reati”.
L’alternativa alla prigione - Misure alternative, si diceva. Ma come denuncia la Garante regionale dei detenuti, Monica Formaiano, le persone in carcere “che fanno istanza, denunciano tempi di attesa lunghissimi”. Sul reinserimento lavorativo e sociale, l’assessore Maurizio Marrone ricorda un investimento di 2, 5 milioni, il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Mario Antonio Galati racconta di “54 tra cooperative e imprese che operano nelle carceri, 27 delle quali hanno chiesto di accedere agli sgravi fiscali per 500 mila euro per il 2027”.









