di Davide Depascale
lospiffero.com, 22 luglio 2025
Sarà Monica Formaiano, avvocata alessandrina già candidata con i meloniani alle ultime regionali, a prendere il posto di Bruno Mellano nell’organismo a tutela dei diritti dei detenuti. Domani il voto a Palazzo Lascaris, ma gli addetti ai lavori storcono il naso. Si legge Formaiano, ma si scrive Delmastro. Domani il Consiglio regionale si riunirà per eleggere il nuovo Garante dei diritti dei detenuti in Piemonte. Dopo undici anni di mandato, Bruno Mellano, storico esponente radicale, lascia l’incarico, non più rinnovabile per legge. Al suo posto, la maggioranza di centrodestra ha puntato su Monica Formaiano, avvocata alessandrina ed ex assessore comunale, candidata alle Regionali 2024 con Fratelli d’Italia. Una scelta che inevitabilmente sta facendo discutere, per il suo profilo e per il forte sapore politico che la accompagna.
Una figura politica, non tecnica - La nomina, che sarà votata insieme alla riconferma di Beatrice Borgia alla presidenza di Film Commission, richiede in prima battuta una maggioranza qualificata dei due terzi (34 consiglieri su 51). In caso di mancato raggiungimento del quorum, basterà la maggioranza semplice (26 voti). Ma a far storcere il naso a molti è il percorso che ha portato alla candidatura di Formaiano. Tra i 18 nomi in lizza, ben nove erano o sono stati garanti dei detenuti nelle città piemontesi sede di carceri, con un’esperienza diretta e consolidata nel settore. Formaiano, invece, non ha mai ricoperto ruoli analoghi, e la sua selezione sembra rispondere più a logiche di partito che a criteri di competenza specifica. Il nome di Formaiano, infatti, porta con sé il marchio di Fratelli d’Italia e, in particolare, di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri e figura di spicco del partito di Giorgia Meloni. L’avvocata alessandrina, figlia di uno storico esponente del Psi craxiano, con un passato in Forza Italia e un’esperienza amministrativa nella giunta del sindaco Alessandro Cuttica, ora vicina all’assessore regionale Federico Riboldi, sembra essere stata scelta più per la sua fedeltà politica che per un curriculum in linea con le esigenze di un ruolo tanto delicato.
I garanti insorgono - A complicare il quadro, l’appello accorato di 24 garanti ed ex garanti piemontesi, che nei mesi scorsi avevano firmato una lettera aperta per chiedere una scelta basata su “un’approfondita conoscenza del sistema penitenziario” e su una “formazione culturale, sociale ed empatica” maturata sul campo. I firmatari, tra cui figure di peso come Monica Gallo (Garante dei detenuti di Torino) e Alberto Valmaggia (Garante di Cuneo), avevano sottolineato l’importanza di un garante con esperienza diretta, capace di affrontare le complessità del sistema carcerario piemontese, che conta 12 città con istituti di pena e una rete di coordinamento unica in Italia. “Il carcere è un pianeta dimenticato”, si legge nella lettera, che invita a non ridurre la selezione a una mera valutazione di titoli accademici, ma a considerare chi ha “vissuto sulla propria pelle” la realtà penitenziaria. Nonostante l’appello, la maggioranza sembra aver tirato dritto, ignorando le richieste di chi ha lavorato a contatto con i detenuti e le istituzioni penitenziarie. La scelta di Formaiano, secondo i critici, rischia di politicizzare un ruolo che, per legge (LR 28/2009), dovrebbe essere il più possibile condiviso e svincolato da logiche di parte. La necessità di una maggioranza qualificata, come previsto dalla normativa, sottolinea proprio la volontà del legislatore di garantire una figura di garanzia capace di raccogliere un ampio consenso. Domani il Consiglio regionale avrà l’ultima parola sulla scelta dell’erede di Mellano, ma tutto sembra già scritto.











