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di Marina Lomunno

vocetempo.it, 11 agosto 2026

Il 10 agosto si celebra la “Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri”: la garante dei detenuti del Piemonte Monica Formaiano ha diffuso un comunicato sulla necessità di assicurare alle persone detenute i diritti fondamentali alla salute e reali percorsi di reinserimento. In un’estate che probabilmente segnerà l’inizio di altre stagioni estive con temperature costantemente “da bollino rosso” ha ancora più significato celebrare il 10 agosto il “Prisoners’ Justice Day”, la Giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri e al ricordo delle persone che sono morte dietro le sbarre. Celle senza ventilatori con temperature che sfiorano i 40 gradi, ore d’aria in spazi assolati durante pomeriggi di canicola in penitenziari sovraffollati fino al 135% della capienza: questa la situazione degli istituti di pena italiani che costringono i 63 mila reclusi (e gli agenti penitenziari) a vivere in un contesto che non ha nulla di “giusto” perché scontare una pena non è una tortura e le condizioni di detenzione devono essere dignitose, come prevedono il dettato costituzionale e i principi del diritto umanitario internazionale.

La Giornata è nata il 10 agosto 1974, quando un detenuto, Eddie Nalon, morì in circostanze sospette, nel carcere canadese di Millhaven. Un anno dopo i ristretti del penitenziario dove stava scontando la pena Eddie organizzarono uno sciopero della fame per ricordare la sua morte e fu così celebrata la prima “Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri” che fu poi istituita ufficialmente dal 1976, per richiamare l’opinione pubblica e le istituzioni all’attenzione dei diritti fondamentali dei detenuti a cui viene tolta la libertà ma non la dignità, come più volte ha sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei mesi scorsi denunciando insostenibile il sovraffollamento delle carceri italiane e i suicidi dei ristretti “sconfitta dello Stato”. Per questo, alla vigilia del 10 agosto, Monica Formaiano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Piemonte, ha diffuso un comunicato in cui ricorda a cittadini e istituzioni quanto sia “necessario promuovere un sistema penitenziario capace di coniugare sicurezza, legalità e rispetto della dignità umana e favorire ogni iniziativa per assicurare alle persone detenute i diritti fondamentali e reali percorsi d’inserimento”.

La garante, richiamando l’articolo 27 della Costituzione - che stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione delle persone condannate - ricorda che “è dovere delle istituzioni investire in modo strutturale in concrete opportunità d’istruzione, formazione e assistenza sanitaria e psicologica affinché il periodo di detenzione possa rappresentare un reale percorso di responsabilizzazione e reinserimento sociale”. Vigilare sul pieno rispetto dei diritti delle persone private della libertà personale e promuovere una cultura della pena fondata sulla legalità è uno dei pilastri di uno Stato che rigetta la pena vendicativa offrendo a chi ha sbagliato la possibilità di fare i conti con la giustizia e ripartire. “La giustizia nelle carceri” - conclude Monica Formaiano - significa assicurare condizioni di vita dignitose e tutelare la salute fisica e mentale affinché la pena mantenga la propria funzione costituzionale senza mai trasformarsi in sofferenza o abbandono: una giustizia davvero efficace non si misura solo con la certezza della pena ma anche con la capacità di offrire effettive possibilità di cambiamento, riducendo la recidiva e rafforzando la sicurezza collettiva attraverso percorsi di inclusione e recupero”. E un carcere dove sia possibile, anche nei mesi estivi, dedicare tempo ad attività di formazione, aggregazione e rieducazione a temperature accettabili dovrebbe rientrare in un sistema penitenziario “giusto”.