di Piero Bottino
La Stampa, 24 luglio 2025
“Per ora posso soltanto garantire tutto il mio impegno” dice Monica Formaiano che ha ottenuto l’incarico in Piemonte. Alla fine la scelta sembra aver premiato l’appartenenza a una filiera politica più che l’esperienza sul campo. Lo conferma, suo malgrado, la diretta interessata: “Per ora posso soltanto garantire tutto il mio impegno in un mondo che conosco parzialmente e che quindi devo approfondire, poiché ovviamente non ho dimestichezza con le realtà carcerarie piemontesi. Ma sono abituata ad affrontare le situazioni di petto, cercando di dare il meglio”. Così parlò, ieri, l’avvocato Monica Formaiano, fresca di nomina a garante regionale dei detenuti del Piemonte.
Il Consiglio regionale ha votato l’ex assessora a Personale e polizia locale della giunta di centrodestra di Alessandria (sconfitta alle urne nel 2022), un padre dirigente del Psi, un passato in Forza Italia prima di migrare in Fratelli d’Italia con cui è stata candidata alle regionali dello scorso anno senza essere eletta. Il partito di Meloni, forte del suo peso elettorale e numerico in Regione, impone la sua linea su una partita cruciale, considerato che una delle figure di rilievo del partito in Piemonte, è Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega all’amministrazione penitenziaria. Non senza polemiche.
La rosa dei candidati sul tavolo del Consiglio regionale contava 18 nomi, “nove dei quali - racconta il garante uscente, Bruno Mellano, storico esponente dei radicali - sono o sono stati garanti dei detenuti in Piemonte”. Anche per questo 24 tra garanti ed ex garanti avevano scritto una lettera aperta alla politica per chiedere di “considerare il background di chi ha sviluppato una formazione culturale, sociale ed empatica nei confronti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà e della comunità penitenziaria”.
“Un onore e un privilegio” - La politica, evidentemente, non li ha ascoltati, optando per una figura politicamente connotata. Formaiano ammette candidamente di calarsi nella parte senza particolari competenze: “Di sicuro è un ruolo di un’importanza incredibile visto quello che quotidianamente si sente e si legge. È per me un onore e un privilegio, ma si tratta anche di un compito molto impegnativo proprio per le problematiche che sono sotto gli occhi di tutti”. A chi le chiede come, e perché, la scelta sia caduta su di lei risponde così: “Bisognerebbe chiederlo ai consiglieri regionali. So che c’erano diverse candidature…”. Già, la metà delle quali garanti in carica o uscenti.
Un mondo che “affascina” - “Ecco, lo sapete meglio di me. Ad ogni modo ho presentato la domanda perché è anche un mondo che, mi si passi il termine, affascina: uno si immagina di poter fare qualcosa di innovativo, cercare e trovare soluzioni, provare a risolvere un po’ di problemi. Diciamo che è un mondo che ho frequentato per ragioni professionali: alcune carceri le ho visitate più volte per incontrare i miei clienti. Ma un conto è l’approccio del professionista che si limita al singolo detenuto, altro è conoscere tutto l’ambiente”.
La protesta delle opposizioni - La nomina di Formaiano ha scatenato la protesta delle opposizioni: “Emerge una concezione proprietaria delle istituzioni nella quale chi vince decide tutto senza alcun confronto con le minoranze, nemmeno su figure di garanzia”, attaccano Pd, Avs, M5s e Stati uniti d’Europa.
Sulle sue prime mosse la neo garante si limita ad annunciare l’intenzione di “approfondire i progetti eventualmente già avviati, adottati su iniziativa di chi mi ha preceduto. Le realtà carcerarie poi sono da conoscere bene, quindi voglio confrontarmi con i garanti delle varie città. Al momento posso solo assicurare il mio massimo impegno: uno può avere tante idee, ma per poterle applicare deve conoscere prima bene la realtà, ovviamente sotto un aspetto diverso da quello che posso avere al momento, dopo 32 anni di professione. Altrimenti sarebbe come dire: arrivo io e spacco il mondo. Ma non ho la bacchetta magica”.











