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di Giulia Ricci

La Stampa, 3 agosto 2025

I consiglieri regionali avevano accusato il Radicale: “Ha difeso solo i detenuti e non gli agenti”. Il sarcasmo della Camera penale: “Sottile ragionamento giuridico, ci scusiamo con Bobbio”. C’è chi usa l’ironia, chi va dritto al punto. Quel che è certo, è che ieri si è alzata una levata di scudi per difendere Bruno Mellano, l’ex Garante dei detenuti malamente attaccato da Fratelli d’Italia. Lui, dal canto suo, mantiene la compostezza e pubblica sui social una foto con Alessandra Formaiano, che ha preso ufficialmente il suo posto dopo la nomina da parte della giunta Cirio (ex assessora di Alessandria, candidata di FdI non eletta in Consiglio regionale).

Nel giorno ufficiale di cambio della guardia, i vertici del partito meloniano a Palazzo Lascaris, Carlo Riva Vercellotti e Roberto Ravello, hanno bollato gli undici anni di lavoro di Mellano come “strabismo ideologico”. La sua colpa, quello di essersi preso cura solo dei detenuti, “con scarsa attenzione” verso gli agenti di Polizia penitenziaria, in un “monologo a senso unico”. Da qui, il sarcasmo tagliente della Camera penale del Piemonte occidentale e Valle d’Aosta, in una nota intitolata “Lacrima d’estate”: “La critica si sofferma sul fatto che la scelta del Garante sarebbe stata quella - udite udite - di provare a difendere i diritti dei detenuti”. E ancora: “Non solo, tale scelta scriteriata avrebbe anche determinato l’incredibile decisione di costituirsi parte civile nei processi nei quali i detenuti sono persone offese dai reati commessi dalle guardie” e non viceversa.

Nella conclusione della nota, gli avvocati piemontesi mantengono il sarcasmo, ma attaccano con durezza: “Il sottile ragionamento giuridico proposto, che forse potrà aprire nuove frontiere del diritto, ci porta a chiedere scusa” a Bobbio, Galante Garrone, Cordero e a tutti i giuristi “che hanno fatto del Piemonte una terra di diritto, per aver consentito che in Consiglio regionale fosse occupato da chi del diritto nulla sa e non ha neppure la creanza di tacere”. Firmato, il Consiglio direttivo.

Un affondo diretto e senza sconti, ripreso anche dal portavoce della Conferenza nazionale dei garanti, Samuele Ciambriello, che mette i puntini sulle “i”: “Un attacco privo di contenuti e populista. I Garanti sono autorità indipendenti e legittimati da leggi regionali e delibere. La politica aiuta, coopera, non detta regole e indirizzi alle istituzioni di garanzia. Per noi è la Costituzione il baluardo del nostro agire. Il collega Mellano ha ben esercitato il suo ruolo. Il resto è populismo penale - conclude - politico e mediatico”.

E dopo la difesa delle opposizioni in Aula, arriva anche quella di Europa Radicale: “La verità è che la destra attacca Mellano per colpire e snaturare le funzioni e i compiti del garante regionale carceri. La legge è chiarissima: alcuni consiglieri regionali, forse su indicazione romana o biellese, intendono stravolgerla”, dicono Igor Boni e Giulio Manfredi; e dell’associazione Marco Pannella: “L’ex Garante ha lavorato con fermezza e coraggio, visitando carceri, ascoltando detenuti, operatori, agenti della polizia penitenziaria a tutti i livelli, denunciando ripetutamente in tutte le sedi, violazioni e promuovendo pratiche di reinserimento sociale. Strumentalizzare il suo lavoro per inaugurare una nuova stagione di equidistanza fondata sul sospetto e sull’annacquamento dei diritti è un errore grave”.

E aprono al dialogo con Formaiano. Esattamente come ha fatto Mellano, che ieri, dopo il passaggio di consegne, ha postato una foto con lei davanti a Palazzo Sormani Tournon e ha scritto: “Garante che viene e garante che va, tentando sempre di essere autorità di garanzia autonoma e indipendente, dentro e fuori dal Palazzo”. Senza sottrarsi a una piccola frecciatina a FdI: “Buon lavoro a Monica Formaiano, con la consapevolezza che la comunità penitenziaria è fatta di detenuti e detenenti! Ma il mandato, per quanto oneroso e spesso ingrato, è chiaro, come ci ricorda Samuele Ciambriello”.