di Bernardo Basilici Menini
La Stampa, 16 dicembre 2022
La difficile situazione delle carceri piemontesi potrebbe peggiorare ancora nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. I vertici delle strutture penitenziarie della nostra regione, infatti, sarebbero in procinto di fare i bagagli per andare altrove. In particolare, tre direttori hanno partecipato alle procedure di interpello, quelle che permettono di essere spostati di ruolo e di sede. Ad attendere l’esito dell’iter, spiega il garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, ci sono i dirigenti “di Novara e Biella, di Asti e Vercelli e di Torino”. Si andrà ad assottigliare ancora il numero di responsabili delle strutture. Già oggi ci sono diverse figure “a scavalco”: otto direttori per 13 carceri, per la precisione. Che potrebbero scendere ancora di due o tre unità. “E come ci insegna la situazione attuale, non è detto che arrivi qualcuno a prendere il loro posto nel breve periodo”, prosegue Mellano. Insomma, non migliorerebbe la situazione né dei 4.080 detenuti in Piemonte né del personale delle case circondariali, da lungo tempo ormai sotto fortissima pressione. Si tratta di un mondo che da anni convive con suicidi, aggressioni e inchieste.
Pochi giorni fa, i sindacati della polizia penitenziaria hanno lanciato un allarme. “E hanno una ragione di fondo - prosegue il garante - che è legata alle capienze troppo basse e al personale carente”. Un esempio? A Torino ci sono appena 14 educatori su 1.450 persone ristrette. Insomma, le figure che dovrebbero occuparsi di preparare il reinserimento dei detenuti si devono occupare, ognuna, di cento di questi. Ma la carenza è anche di ispettori e sovrintendenti. Tornando al discorso della capienza, sempre ieri è emerso come al tradizionale problema della scarsità dei posti se ne sia aggiunto un altro: quello di chiusure di padiglioni, sezioni o bracci per lavori. Ad esempio “nel capoluogo chiuderà l’area dei ‘nuovi giunti”, e si perderanno un’ottantina di posti”, racconta Mellano. Poi i cantieri alle carceri di Cuneo, Alba, gli altri lavori a Torino. In totale ci sarebbe un ammanco di 300/400 posti, circa il 10% del totale. Il tutto in una regione che non si può permettere un lusso del genere, visti i tassi di sovraffollamento che ci sono.
Eppure le condizioni degli edifici rendono urgente una loro ristrutturazione. Che fare, quindi? “Smetterla con le carceri divise in scatole cinesi. Ho scritto ieri al capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a Roma di garantire a Torino una diminuzione dei circuiti penitenziari e una diversa distribuzione dei detenuti. Ad esempio, i 50 in regime di alta sicurezza possono essere spostati a Saluzzo o ad Asti, che hanno strutture dedicate a quello”.
Ma gli esempi positivi non mancano. Proprio in questi giorni, al Lorusso e Cutugno, partirà un progetto curato da Torino Factory (il brand che ha creato giochi come Torino XXL) per far sì che siano gli stessi detenuti a realizzare il loro prossimo prodotto, dopo 90 ore di formazione. La trama sarà incentrata sull’evasione, “ma avrà un significato figurativo, cioè sarà interpretata come un percorso di maturazione personale per un corretto reinserimento in società”, spiega Filippo Einaudi, uno degli ideatori.










