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di Giulia Ricci

La Stampa, 13 novembre 2024

“Non è escluso ci siano altre rivolte in futuro, è una situazione che non si risolve con la bacchetta. A Cuneo l’abbiamo affrontata perché siamo riusciti a far arrivare personale da altri istituti. Ma lì dentro ci sono persone che non hanno ancora accettato il motivo per cui si trovano lì, che non legittimano lo Stato”. Così Mario Antonio Galati, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, commenta quanto successo lunedì pomeriggio nel carcere di via Roncata.

L’occasione è il Consiglio aperto a Palazzo Lascaris dedicato alle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, dove sono intervenuti sindacati e politica. Incontro che, puramente per caso, si svolge proprio nei giorni successivi al deposito delle motivazioni del Tribunale del Riesame di Torino, che ha confermato la sussistenza del reato di tortura nei riguardi di 33 agenti indagati dal procuratore cuneese Onelio Dodero. L’inchiesta è ancora in corso. Due dei trentatré agenti sono stati colpiti dalla misura dell’interdizione temporanea dal servizio per la presunta “gravità delle condotte”.

Galati ha messo un punto sul metodo che dovrebbe essere seguito nelle prossime procedure di assunzione in carcere: “Non è solo quanti mancano, ma che tipo di figure. Ecco perché ci aspettiamo incrementi sui ruoli intermedi. Certo il Piemonte non è tra i distretti più attrezzati e all’avanguardia”. Di mancanza di “figure intermedie” parla anche Sara Comoglio (Cgil-Fp), riferendosi al carcere del capoluogo di provincia dove si sono svolte le ultime rivolte: “Ad oggi a Cuneo queste figure mancano completamente e la comandante è costretta ad occuparsi dell’ordinaria amministrazione”.

Sono 4.365 i detenuti dei 13 istituti della nostra regione, contro i 2.943 posti per legge: il sovraffollamento è del 148,32%. Gli agenti sono invece 2.900: ne mancano circa 500. A Torino, a fronte di 400 persone in più carcerate, servirebbero circa altri cento poliziotti. Ma per la vicepresidente regionale Elena Chiorino il sovraffollamento “non si combatte svuotando ciclicamente istituti destinati a riempirsi nuovamente. Oggi, grazie ai 7.000 nuovi posti già finanziati dal governo, si sta finalmente recuperando il gap strutturale in maniera concreta. A differenza di quanto fatto in passato”. Secondo l’assessora in quota FdI vanno protetti in tutti i modi “gli agenti che garantiscono la sicurezza, con supporto psicologico, formazione, protocolli e incremento del personale”.

Anche Luciano Giglio e Guido Pregnolato dell’Uspp regionale sottolineano “le aggressioni fisiche e verbali, lo stress e i traumi psicologici, i turni di lavoro massacranti” dei poliziotti, ma portano alla luce anche il tema dei detenuti con problemi psichiatrici: “Sono malati e vanno trattati come tali in strutture con personale sanitario”.

Su questo Lina Di Domenico, vicecapo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha spiegato che è stato firmato un protocollo per la prevenzione della salute dei detenuti e per dotare di personale medico le carceri. Un problema condiviso dall’Osapp, che ha dato i numeri delle aggressioni degli ultimi mesi: “Undici a giugno, a luglio 17, altrettante ad agosto, mentre a settembre sono state 29. Attendiamo i dati di ottobre ma siamo sicuri non siano diminuite”. E attacca la Regione: “Come mai non vi siete costituiti parte civile per gli innumerevoli assalti agli agenti? La politica intervenga”. Vincente Santilli del Sappe, invece, ha proposto di “schermare le carceri: gira molta droga e i telefonini vengono recapitati con i droni”.

Nel dibattito politico, Sarah Disabato (M5S) ha sottolineato “assenze importanti, come quella del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, piemontese”, Gianna Pentenero (Pd) ha parlato della necessità di “un piano sanitario”, Alice Ravinale (Avs) denunciato l’abuso “di psicofarmaci nelle carceri, spesso le rivolte avvengono per questo. Le risposte della giunta sono state insufficienti”, mentre Vittoria Nallo (Sue) “la contraddizione tra l’introduzione di nuovi reati e la pressione sulla popolazione carceraria”.