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di Marzia Paolucci

 

Italia Oggi, 2 marzo 2015

 

Ancora un protocollo di intesa sulle carceri siglato questa volta dal Ministero della giustizia con la Regione Piemonte, l'Anci regionale, il Tribunale di sorveglianza di Torino e il Garante regionale dei detenuti in tema di reinserimento delle persone in esecuzione penale. Si tratta dell'undicesimo protocollo di tale tipo sottoscritto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha già firmato intese con le regioni Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Umbria, Puglia, Sicilia, Lombardia, Abruzzo e Molise. In precedenza, erano stati firmati analoghi protocolli con Emilia-Romagna e Toscana.

L'obiettivo è quello di garantire, attraverso la collaborazione con il territorio, l'inserimento lavorativo dei detenuti e il trattamento di quelli tossicodipendenti. "L'intesa ha un valore politico particolarmente rilevante perché a firmarla è il presidente della Conferenza delle regioni", ha sottolineato Orlando in riferimento all'ulteriore ruolo del Governatore della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ricordando che "la strada è quella dell'esecuzione della pena che non ruoti solo intorno al carcere, dove si sviluppa un sistema di pene alternative diminuisce la recidiva".

Un tema che merita attenzione visto che l'Italia spende 3 miliardi di euro all'anno per l'esecuzione penale, con tassi di recidiva tra i più alti d'Europa. D'accordo sull'importanza delle pene alternative e dell'inserimento lavorativo dei detenuti anche lo stesso presidente della regione Piemonte che di rimando ha assunto "l'impegno a lavorare con la rete degli enti locali per trovare soluzione al problema dei detenuti tossicodipendenti, la cui condizione spesso peggiora con la permanenza in carcere, che non aiuta percorsi di risocializzazione". L'obiettivo dell'accordo, com'è scritto nel protocollo di intesa, è quello di "sostenere l'incremento dei percorsi di inclusione sociale a favore dei soggetti sottoposti a privazione o limitazione della libertà e dei progetti di pubblica utilità".

Per i detenuti con problemi di tossicodipendenza ci si concentra sulla necessità di fare rete tra servizi Asl, ospedali, carceri e uffici di esecuzione penale esterna e servizi già presenti sul territorio per disegnare "percorsi finalizzati al reinserimento sociale". L'impegno tra le parti sarà quello di "individuare insieme i soggetti tossicodipendenti potenzialmente idonei all'inserimento in un percorso terapeutico e considerare come presi in carico i soggetti attualmente presenti sul territorio regionale, anche se con residenzialità diversa, contenendo invece l'ingresso di altri detenuti da fuori regione per arginare il sovraffollamento carcerario degli istituti piemontesi".

E più in generale, il protocollo spiega come "l'applicazione delle misure alternative speciali sarà favorita da un piano di azione regionale per definire modalità e prassi operative per consentire l'attivazione di percorsi terapeutici rivolti alla popolazione detenuta che presenti problematiche correlate alle dipendenze patologiche". In particolare, poi, la Regione Piemonte rappresentata dal Presidente Chiamparino, il Ministero della Giustizia e il Tribunale di sorveglianza di Torino con il suo presidente Marco Viglino, tutti intervenuti alla firma, si impegnano rispettivamente a individuare comunità residenziali anche a sfondo non terapeutico che possano ospitare i detenuti agli arresti domiciliari o coloro già sottoposti a misure alternative al carcere, a non trasferire, se non eccezionalmente, chi è già stato individuato per l'inserimento in comunità e per la presidenza del Tribunale di sorveglianza torinese, a trattare con priorità e urgenza le istanze di scarcerazione per chi debba entrare in comunità terapeutiche. Il passo successivo sarà quello di costituire un tavolo tecnico tra Regione Piemonte, Provveditorato regionale, Tribunale di sorveglianza e Garante regionale verso "una programmazione comune per realizzare interventi mirati e finalizzati all'umanizzazione della pena, ad aumentare le opportunità di attività nelle strutture, ad implementare l'accesso alle misure alternative, a ridurre il numero dei detenuti e favorire il loro reinserimento sociale".