di Bruno Mellano*
La Stampa, 3 marzo 2025
Il sovraffollamento in continua crescita, il numero dei suicidi, le tensioni dilanianti e la sostanziale mancanza di speranza nel sistema penitenziario fanno dell’Italia un caso in Europa. Oggi alle 18 nella sala conferenze dell’Hostello Sacco di via Cavour 35 a Fossano è in programma l’incontro “Un silenzio assordante della politica e della società civile sul carcere”. Saranno presenti il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Regione Piemonte Bruno Mellano, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, la Camera Penale del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta e l’Associazione “Nessuno tocchi Caino - Spes contra Spem”.
La Conferenza nazionale dei Garanti territoriali ha deciso di promuovere una mobilitazione nazionale per tornare a porre con urgenza e con forza la questione dell’esecuzione penale in carcere. Il sovraffollamento in continua crescita, il numero dei suicidi, le tensioni dilanianti e la sostanziale mancanza di speranza nel sistema penitenziario fanno dell’Italia un caso in Europa. L’appello che abbiamo lanciato come figure di garanzia alle istituzioni e alla società civile, a cominciare dalla politica. Anche su temi così sensibili e delicati come il carcere, che nella società contemporanea ha assunto una valenza fortemente simbolica, i veri avversari sono innanzitutto gli indifferenti.
Quali osservatori esterni designati dagli enti locali e dalle Regioni noi garanti abbiamo l’ingrato compito di agire con sguardo intrusivo un monitoraggio ficcante sui diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, segnando a “chi di dovere” e azioni per dare gambe al trattamento volto al recupero e al reinserimento. Doppiamente ingrato dunque un ruolo che prevede come primo interlocutore proprio le istituzioni che ci hanno nominato e che spesso pensano di aver esaurito il proprio intervento con l’individuazione di un “delegato al problema”. Sono ormai 50 anni dall’approvazione dell’ordinamento penitenziario (legge 354 del 1975) che mette tutte le principali attività del trattamento in capo a istituzioni chiamate a collaborare con l’amministrazione penitenziaria. E in molti settori, come la sanità, la competenza è esclusiva.
Le narrazioni che si fanno del carcere finiscono per essere determinanti nell’approccio dell’opinione pubblica ma anche dei decisori pubblici. Riuscire a parlare dei detenuti partendo dalla loro umanità sofferente e dalle inaspettate risorse personali che le mura contengono ma non cancellano è l’unico modo interessante e fecondo per poter affrontare efficacemente anche la questione della sicurezza sociale a cui tutti ambiamo. L’appello dei Garanti, partendo dalle parole del Presidente della Repubblica, non è un mero richiamo morale o ideale, ma concreto e operativo. Molto c’è da fare qui e ora: il tessuto sociale dei territori non può pensare di lasciarlo alla gestione dei penitenziari.
La sfida deve essere quella di vedere, con le difficoltà e le oscurità del pianeta carcere, anche e in primo luogo le potenzialità sociali e persino economiche di un servizio pubblico che, laddove necessario ed extrema ratio di un sistema complesso di misure restrittive, deve riuscire a conservare la dignità della persona e ad alimentare la speranza in un cambiamento possibile. I dati ci dicono che investendo sui progetti si raccolgono risultati “imprevisti”. Ma occorre pur sempre scommettere sull’uomo e sulla donna, anche quando tutto sembra perduto. Con San Paolo, ripreso come monito da Nessuno tocchi Caino, “spes contra spem”: un impegnativo “essere” speranza contro uno sterile “avere” speranza. Che, peraltro, è proprio il motto ufficiale del Corpo della Polizia penitenziaria che recita “Despondere spem munus nostrum”, garantire la speranza è il nostro compito. Di tutti i cittadini costituzionalmente orientati!
*Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Regione Piemonte











