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di Sandro Marotta

La Stampa, 30 marzo 2026

Boom di domande dalle strutture di Asti e Saluzzo per l’unico spazio per colloqui intimi che si trova però a Torino. Ci sono decine di detenuti delle carceri del Piemonte che hanno fatto richiesta per usufruire della stanza dell’affettività della Casa circondariale di Torino, ma al momento non hanno ancora ricevuto un riscontro. Solo 50 provengono dal carcere di Saluzzo, un istituto di alta sicurezza con circa 350 detenuti. Il dato è confermato dal garante saluzzese Paolo Allemano: “Hanno fatto domanda in massa, come class action - spiega. Non si può negare che sia un bisogno reale, al momento però non si è ottenuto alcun via libera”.

Una circolare sui “colloqui intimi” - La circolare che regola i “colloqui intimi” non specifica la procedura da adottare con i detenuti di altre carceri, per l’alta sicurezza viene esplicitato che servono alcuni passaggi in più rispetto alla procedura standard. “È complicato organizzare gli spostamenti da altri istituti - prosegue Allemano - l’autorizzazione magari arriva da un giorno all’altro e non si è pronti. Insomma, quello che è un bisogno sentimentale si trasforma in un bisogno burocratico umiliante e demotivante rispetto all’obiettivo”.

La stanza dell’affettività è in realtà un luogo del carcere destinato non solo a rapporti sessuali, ma più in generale ai colloqui intimi tra detenuto e partner. Una delle prime in Italia è stata aperta a Padova, in Piemonte la sola disponibile è a Torino, è stata resa ufficialmente disponibile a dicembre scorso all’interno del padiglione E. Tutto trae origine da una sentenza della Corte costituzionale del 2024 che ha definito incostituzionale l’atto di privare un detenuto di un colloquio senza agenti accanto con un familiare. Era stata definita un “sacrificio irragionevole della dignità della persona e quindi in una violazione dell’art.3 della Costituzione”, come è richiamato nella circolare emanata ad aprile 2025.

Da dicembre circa 4 colloqui al mese - Secondo i dati della direzione, confermati dalla garante dei detenuti di Torino, da dicembre avvengono circa 4 colloqui al mese, anche se fino a qualche settimana fa alcune fonti ridimensionavano questo dato. Eppure le richieste in sospeso sono tante, molte di queste provengono dalle sezioni di alta sicurezza delle case di reclusione, ovvero dove sono reclusi i detenuti condannati a pene definitive piuttosto lunghe. Nelle case circondariali invece “sono detenute le persone in attesa di giudizio o quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni”. L’altro carcere da cui sono partite molte richieste è il sovraffollato carcere di Asti (276 reclusi su 200 posti): “In diversi colloqui che ho fatto è emersa l’esigenza della possibilità di avere colloqui intimi - racconta Domenico Massano, garante locale dei detenuti -. Se non si può usare la stanza di Torino perché ci sono tempi troppo dilatati e problemi logistici, sarebbe opportuno che tutti gli istituti si dotassero di uno spazio”.

Nel sistema carcerario però questi spazi mancano. Secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati a fine febbraio, in Piemonte ci sono 13 istituti per una capienza regolamentare di 3.978 posti, eppure i detenuti sono 4.317. Il caso più significativo di sovraffollamento è proprio il “Lorusso e Cutugno” di Torino, con una congestione del 132%, comunque sotto della media nazionale che è del 137%. La stanza per l’intimità non è però una concessione fatta al detenuto. Quello “dell’affettività e della coltivazione dei rapporti familiari” (parole della Suprema Corte) “è un diritto, c’è una sentenza che lo riconosce - prosegue il garante astigiano -, la questione è complessa ma bisognerebbe trovare il modo di garantirlo in modo effettivo in un tempo ragionevole. Anche perché è qualcosa che va al di là dell’aspetto sessuale, è uno strumento per sostenere il nucleo familiare in generale”.