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di Mauro Gentile

La Voce e il Tempo, 19 luglio 2025

Dal ministero della Giustizia arrivano alla Regione Piemonte oltre 2 milioni e 600 mila euro per finanziare la realizzazione di percorsi di orientamento, formazione, housing sociale e attivare una rete per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone sottoposte a misura penale esterna o in uscita dagli istituti penitenziari. “Il sostegno finanziario al progetto regionale da parte del ministero della Giustizia” commenta Bruno Mellano, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione “appare come una conferma per il lavoro messo in campo in questi anni.

Le attività sperimentate con lo Sportello lavoro e con lo Sportello multiservizi sono alla base dell’azione di rete ora riconosciuto con il contributo nazionale. La sfida è di far diventare sistema le azioni sperimentali attuate, in sinergia con gli interventi storici che hanno da decenni caratterizzato e definito il ruolo della Regione Piemonte in ambito penitenziario, a 50 anni dal ‘nuovo’ Ordinamento (legge 354/1975) che ha chiaramente indicato le responsabilità dei territori e delle istituzioni al fianco dell’Amministrazione penitenziaria per un’esecuzione penale costituzionalmente orientata”.

Con i fondi governativi, la Regione persegue l’obiettivo di creare un sistema integrato di interventi e nuove sinergie e collaborazioni sui territori. Una parte delle risorse sarà impiegata per l’ampliamento e il miglioramento funzionale di spazi per le attività di formazione e inclusione socio-lavorativa, un’altra sarà investita sulla residenzialità assistita e temporanea. Per il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Delmastro, si tratta di un “un modello di reinserimento che può fare scuola. Poiché lavoro, formazione e inclusione abitativa sono i pilastri per ridare dignità e opportunità a chi ha sbagliato, ha espiato la pena e vuole ricostruirsi un futuro onesto”.

La Regione Piemonte” sottolinea il vicepresidente della Regione Elena Chiorino “crede fermamente che la vera sicurezza passi anche dalla capacità di offrire opportunità di reinserimento sociale e lavorativo a chi ha pagato il proprio debito con la giustizia. Con questo progetto vogliamo dare strumenti concreti per ricominciare, puntando su formazione e orientamento”.

I fondi per i penitenziari piemontesi sono stati disposti proprio alla vigilia dell’annuncio da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio di voler “sfoltire” il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane a partire dagli oltre 10 mila ristretti idonei alle pene alternative alla detenzione. Per questi reclusi “definitivi” (con pena residua sotto i 24 mesi) - dopo un confronto con la magistratura di Sorveglianza, il Guardasigilli avrebbe considerato di mettere in atto le misure alternative alla detenzione previste dalla legge (arresti domiciliari, messa alla prova, semilibertà).