di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 25 luglio 2025
Nove metri quadrati. È questa la dimensione di una cella in cui, mediamente, convivono due detenuti. Per venti ore al giorno. “Al netto degli arredi, la superficie calpestabile si riduce a tre metri quadri a persona. Questi tre metri quadri rappresenterebbero il parametro minimo per gli standard europei. Peccato che in nessun istituto piemontese venga rispettato”. A parlare è Daniela Ronco, membro del comitato scientifico e dell’osservatorio di Antigone, associazione che ieri ha presentato il XXI rapporto sulle carceri piemontesi. Nel 2024 i detenuti obbligati a condividere quella manciata di metri quadri sono aumentati, con un sovraffollamento che è passato dal 106,2% al 113,3%. Il carcere resta la misura cautelare più utilizzata (28,9%) e, negli istituti minorili, il decreto Caivano ha spinto gli accessi.
In Piemonte, inoltre, quasi il 10% delle persone in cella è in attesa del primo grado di giudizio. Intanto gli spazi restano gli stessi e l’accesso ai servizi sanitari diventa più difficile: “In carcere la richiesta di cura è alta. Ci si ammala di più, molti affrontano una tossicodipendenza e ci sono persone migranti che arrivano da condizioni di salute compromesse. In Piemonte gli stranieri nelle carceri sono il 40%, di più rispetto alla media nazionale (31,6%). Si tratta di un dato tipico delle regioni del Nord.
Il disagio psichico - Tornando alla questione sanitaria, esiste anche un disagio psichico al quale non si riesce a rispondere in maniera adeguata. I comportamenti autolesivi raggiungono il 10%”. Nell’ultimo anno, al 23,3% dei detenuti sono stati somministrati antipsicotici o antidepressivi. Ancora più alta è la percentuale di chi fa uso di sedativi o ipnotici (48,46%). La salute mentale viene quindi affrontata con il ricorso massiccio alla terapia farmacologica, mentre la presenza di professionisti capaci di garantire percorsi di cura duraturi resta carente. In media, il servizio in carcere di uno psichiatra corrisponde a 3,7 ore ogni 100 detenuti, per gli psicologi è di 3,53 ore. Pensare a percorsi rieducativi è difficile con un educatore ogni 57 detenuti.
Manca il personale - E poi mancano gli agenti della Penitenziaria, con un buco del 23%. “Il rapporto detenuti/agenti è del 2,03 - spiega Perla Arianna Allegri, che per Antigone si occupa nello specifico del Lorusso e Cotugno. Spesso il personale di polizia non è sui piani ma in ufficio o al lavoro per gli spostamenti. A Torino succede di vedere un agente su due sezioni, e parliamo di centinaia di detenuti”.
Tra gli istituti più grandi del Piemonte, al Lorusso e Cotugno sono presenti 1.450 persone su appena mille posti disponibili. “Circa il 70% arriva per direttissime - aggiunge Allegri - e il turnover è alto, con circa 4 mila ingressi all’anno”. In termini di sovraffollamento peggiorano anche le condizioni nelle carceri minorili. “Al Ferrante Aporti le presenze sono raddoppiate, passando da un massimo di 25 alle 45 attuali. Recentemente il direttore si è mosso personalmente per l’acquisto di letti in più. Non c’era più posto per far dormire i ragazzi”. E cresce il consumo di benzodiazepine e antipsicotici tra i minori. Proprio a Torino il consumo, rispetto al 2022, è aumentato del 64%.











