di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 11 gennaio 2025
Un quadro in chiaroscuro (con più ombre che luci), emerge dal IX “Dossier delle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi”, presentato dal Garante regionale dei detenuti e delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, Bruno Mellano, il 30 dicembre a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Ombre, evidenziate sinteticamente dal documento che fotografa la situazione dei 13 penitenziari regionali e dell’istituto penale minorile di Torino “Ferrante Aporti”, che vanno dal sovraffollamento (allo scorso 30 novembre, nelle carceri della regione, erano complessivamente 4500 le persone ristrette, a fronte di una capienza di 3979 posti dei quali, peraltro, 261 temporaneamente non disponibili).
A questo si aggiungono la cronica carenza di personale di custodia, mediatori culturali (mancanza pesante se si tiene conto che il 43% dei reclusi è straniero) e altre professionalità. Ad accentuare le tinte fosche del Dossier, contribuiscono il crescente numero di suicidi in cella (nel 2024 si sono tolti la vita in Piemonte sette detenuti), l’aumento di atti di autolesionismo e le aggressioni al personale.
E pensare che per i lavori di adeguamento strutturale e di riqualificazione di spazi e ambienti non mancherebbero le risorse finanziarie: quelle messe a disposizione dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr e da altri fondi straordinari governativi, senza dimenticare gli stanziamenti ordinari per le opere di manutenzione. Ai soli istituti di pena torinesi sono stati destinati 37 milioni e 800 mila euro (25 milioni e 300mila euro per il Ferrante Aporti, oltre 12 milioni per il “Lorusso e Cutugno”), risorse disponibili ma non ancora utilizzate per via dei “tempi elefantiaci della burocrazia, dalla lentezza delle procedure amministrative, dall’incerta individuazione delle priorità di intervento e dalle lungaggini progettuali” come ha illustrato Bruno Mellano che ha aggiunto che occorrerebbe agire in modo più deciso e tempestivo e non solo per la realizzazione delle necessarie opere di ristrutturazione all’interno delle carceri, ma anche pensando a soluzioni diverse, come peraltro suggerito dai garanti dei detenuti.
Riflettendo, ad esempio, sulla creazione di strutture esterne di esecuzione penale, opzione che - sostiene Mellano - “risponderebbe concretamente all’esigenza di attenuare gli effetti del sovraffollamento degli istituti e, elemento tutt’altro che secondario, favorirebbe il processo di rieducazione e reinserimento sociale dei detenuti che godono del regime carcerario della semilibertà, o che stanno scontando pene brevi, oppure ancora che sono a fine pena”. Le soluzioni: rimuovere gli ostacoli posti dalla burocrazia, decidere gli ambiti di intervento e agire con maggiore rapidità, optando anche per soluzioni innovative laddove è possibile.
E soprattutto agire con urgenza perché dietro le sbarre degli istituti piemontesi - come ha denunciato la garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino, Monica Cristina Gallo - la situazione è stagnante: malgrado gli sforzi dell’amministrazione penitenziaria locale manca un disegno e una progettualità complessiva dall’amministrazione nazionale. Per quanto riguarda il carcere torinese “Lorusso e Cutugno”, ha sottolineato Monica Cristina Gallo, pur con alcuni spazi rigenerati, cambiamenti di rilievo non si evidenziano.
Il nuovo Dossier è quasi il copia e incolla di quello del 2023, salvo alcune eccezioni. “In molte sezioni, ad esempio, per ottenere l’acqua calda è necessario aprire tutti i rubinetti, con un enorme consumo di acqua corrente. Anche sul sovraffollamento, sull’assenza di mediatori culturali e sugli spazi medici non idonei non possiamo parlare di progressi”. Condizioni, quelle di Torino e di tante altre carceri piemontesi e italiane, che impongono di agire con sollecitudine. L’auspicio di Bruno Mellano è che “il 2025, anno del Giubileo per il quale papa Francesco ha aperto una Porta Santa anche nel carcere romano di Rebibbia, porti con sé la speranza e apra la mente e i cuori di coloro che rivestono compiti nell’ambito dell’esecuzione penale affinché tutti, dalle istituzioni dello Stato a quelle locali e a chiunque operi e abbia responsabilità, possano offrire qualcosa di diverso dall’ordinaria esperienza fallimentare di questi anni”.










