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di Mario Ajello

Il Messaggero, 5 agosto 2025

“Per quanto riguarda alcune emergenze italiane, come appunto quella delle carceri, si guardi in faccia una realtà che è drammatica e si cerchi di superarla tutti insieme. Aggiungo una cosa. Francesco diceva che è in corso la terza guerra mondiale combattuta a pezzi. Aveva ragione. In un contesto di questo tipo, il nostro lavoro in Europa dovrebbe essere affrontato assieme, senza divaricare e creare sempre più occasioni di contrasto”

 

Presidente Casini, qual è il bilancio del Giubileo dei giovani e la prospettiva che può aprire?

“Credo sia stato il primo vero esame per il nuovo papa. Gli esaminatori erano i giovani, che forse sono più esigenti dei professori”.

 

Esame superato?

“Ampiamente superato. Leone ha realizzato una sintonia profonda con questi ragazzi arrivati da tutto il mondo. Ha saputo toccare i loro cuori, sia nella veglia di sabato sia nella messa di domenica. Parole semplici, quelle del pontefice, ma con dentro un messaggio di verità che ha saputo entusiasmare”.

 

Guardando questa generazione che ha invaso Roma, lei che idea si è fatto?

“Questi ragazzi, più di un milione e di ogni nazionalità, hanno fatto venire in mente alla mia generazione le “sentinelle del mattino” evocate da Giovanni Paolo II. Quelle “sentinelle” che lo hanno accompagnato fino alla veglia a piazza San Pietro nelle ore del suo decesso. Leone è il successore di Francesco, che è stato un papa molto amato dai giovani, ma parla con le coordinate di Giovanni Paolo II. Anche il fatto che sia poliglotta facilita molto questa comunicazione”.

 

Si dice sempre che i giovani d’oggi sono indifferenti. Questi sono l’opposto?

“Li abbiamo visti in giro per Roma. Entusiasti, semplici, convinti del valore dello stare assieme, orgogliosi delle bandiere che sventolavano. Tutte le nazioni erano a Roma. E io penso che, tra tutti i loro ricordi più belli, conserveranno quelli delle vie di Roma. Probabilmente porteranno i loro figli, quando li avranno, in questa città”.

 

Qual è per Roma il bilancio di queste giornate?

“È un risultato fantastico. Si è dimostrato ancora una volta quale prezioso bene sia per Roma e per l’Italia la Santa Sede. Il Vaticano ha preparato questo Giubileo in maniera straordinaria. Bisogna fare un grande applauso a monsignor Fisichella, che ha curato questo evento sia sul piano spirituale sia su quello organizzativo. Ha saputo favorire un clima di concordia istituzionale che è stato decisivo”.

 

Intesa totale con il Campidoglio?

“Ma certo, e ha funzionato davvero. Va rivolto un applauso al sindaco Gualtieri e a tutte le autorità italiane, alla Prefettura, alle forze dell’ordine, alla protezione civile, ai volontari con la loro capacità e dedizione, che hanno reso possibile la buona riuscita del Giubileo dei giovani. C’è stato un grande gioco di squadra e la dimostrazione che quando l’Italia è unita e gioca tutta dalla stessa parte ottiene risultati eccellenti”.

 

Questo approccio, il Modello Giubileo, il sottosegretario Mantovano - che ne è stato magna pars - sostiene che va esteso in altri campi, cominciando da una collaborazione destra-sinistra sul “piano carceri”...

“Sono d’accordo. Mi auguro che sia veramente così. Cioè che per quanto riguarda alcune emergenze italiane, come appunto quella delle carceri, si guardi in faccia una realtà che è drammatica e si cerchi di superarla tutti insieme. Aggiungo una cosa. Francesco diceva che è in corso la terza guerra mondiale combattuta a pezzi. Aveva ragione. In un contesto di questo tipo, il nostro lavoro in Europa dovrebbe essere affrontato assieme, senza divaricare e creare sempre più occasioni di contrasto”.

 

Si riferisce a smarcamenti italiani ed europei rispetto per esempio all’Ucraina?

“L’Ucraina è un punto cruciale in questo discorso. È un Paese distante ma neanche tanto e come si vede dalla vicenda libica l’insidia è anche sulle nostre coste. E che cosa dire dei dazi? Sono una botta terribile per la nostra economia, e noi continuiamo nell’incomunicabilità, anche su questo, tra maggioranza e opposizione. Io mi auguro una cosa”.

 

Il disarmo tra destra e sinistra?

“Mi auguro che anche il governo non faccia soltanto un appello di rito e non dichiari soltanto una disponibilità diplomatica al dialogo politico. Il dialogo non è un balletto, dev’essere qualcosa di sostanziale. Fermo restando i diversi ruoli e le diverse responsabilità, tra chi è al governo e chi all’opposizione, bisogna trovare le formule di una collaborazione possibile”.

 

Su quali terreni parlamentari?

“Mi sembra che sia stata accantonata la riforma costituzionale, ma mi sembra che ci sia la volontà, da parte della maggioranza, di fare una nuova legge elettorale. Cerchiamo di trovare i punti d’intesa su questa. E poi, soprattutto, cerchiamo di trovarli sulla politica europea. Dobbiamo diventare tutti insieme sovranisti europei. Lasciando al loro destino quelli che hanno l’illusione che possiamo salvarci come singola nazione. Magari sulla base dei nostri rapporti politici con Trump o con Putin. I secondi sono una bestialità, perché non ci può essere niente in comune tra noi e Putin, e i primi sono una illusione ottica, come s’è visto sui dazi”.

 

Il Giubileo valga insomma come lezione?

“Speriamo che lo spirito del Giubileo si allunghi sulla politica italiana e possa illuminarci nei prossimi anni”.

 

Non teme che la lunga campagna elettorale - voto per le regionali, referendum amministrativo e elezioni politiche nel 2027 - possa complicare la collaborazione virtuosa tra i partiti?

“Uno dei guai di questo Paese è che siamo sempre in campagna elettorale. La vera riforma, bipartisan, da fare sarebbe quella dell’accorpamento delle elezioni comunali, regionali e politiche. La democrazia è il sistema migliore del mondo ma la sua efficacia dovrebbe starci a cuore. Soprattutto vedendo la percentuale dell’astensionismo che cresce. Un pollaio di rissa permanente non giova certo al governo, ma io penso che non giovi nemmeno all’opposizione. La quale è chiamata a dimostrare che c’è un’alternativa credibile, costruita non solo sui no”.