di Conchita Sannino
La Repubblica, 12 luglio 2025
Il vicepresidente del Csm: “Toghe nel mirino? Sorpreso da certe frasi del ministro, anacronistico evocare ancora Palamara”. Il caso Almasri? Non sarebbe opportuno alcun commento, e non ho conoscenza diretta degli elementi”. E poi guarda su, come a dire: ci sono già troppi fuochi accesi sulla giustizia. Eppure Fabio Pinelli, 59 anni, l’avvocato lucchese che dal gennaio 2023 è vicepresidente del Csm (area Lega, con profilo di “indipendente”) qualche sassolino dalla scarpa lo fa volare. Anche contro la destra. “Sulle carceri non abbiamo elaborato, come società e anche come comunità di giuristi, un pensiero: su come vincere l’utopia repressiva e mettere la rieducazione al centro”. E poi un’altra cosa gli sta a cuore “a costo di essere noioso: testimoniare il lavoro tanto efficiente quanto silenzioso portato avanti da tutto questo Consiglio superiore, che purtroppo quando funziona non fa notizia”.
Vicepresidente Pinelli, il Csm è spesso sotto attacco: Nordio sostiene che sul caso Palamara è stato insabbiato tutto. Replica?
“Ne resto un po’ sorpreso. Ma non mi permetto di replicare alle dichiarazioni del ministro. Mi limito a osservare che mi pare anacronistico riproporre ancora il caso Palamara dopo sette anni. Sollecitando una narrazione che sembrerebbe trasmettere il concetto che nulla è cambiato. Potrebbe apparire una banalizzazione”.
Sta dicendo che il Csm lavora bene ed è stanco di subire attacchi?
“La guida autorevole del presidente Mattarella ha consentito al Csm di compiere un lavoro straordinario, per merito di consiglieri molto impegnati, di una struttura attenta, al servizio dei magistrati italiani. L’80 per cento delle nomine vengono votate all’unanimità, la commissione disciplinare ha assunto decisioni importanti, le tabelle organizzative degli uffici giudiziari sono approvate in tempo reale. Siamo pronti in queste ore pronti, per quanto ci compete, a fornire soluzioni”.
Si riferisce al Piano d’azione tra Csm e ministero per abbattere la durata del processo civile?
“Una virtuosa cooperazione, per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Quindi sì, mi sento di dire che questo Consiglio sta lavorando in modo eccellente”.
Insomma: collaborazione e non conflitti?
“Sì, collaborazione istituzionale nell’ottica del servizio giustizia ai cittadini”.
Tema carceri. Il ministro ha detto che non c’è relazione tra le celle sovraffollate e i troppi suicidi. È d’accordo?
“Noi dovremmo raccogliere una grande sfida. Aprire con lucidità, cautela ma anche coraggio una riflessione per evitare che il carcere finisca per essere un’avanzata scuola del crimine, anziché luogo di rieducazione, obiettivo posto dalla nostra Costituzione”.
Ma intanto anche il Capo dello Stato chiede di agire subito, i suicidi continuano, e anche le rivolte...
“La situazione del sovraffollamento è drammatica e inaccettabile perché la visione che abbiamo è ancora carcero-centrica, verrebbe da dire: medievale. In quanto basata sull’idea che il carcere, come luogo fisico, sia l’unico presupposto della rieducazione. Ecco perché da un lato c’è necessità di individuare soluzioni immediate, dall’altro va approntata una strategia di medio-lungo termine. Sa cosa dicono i numeri?”.
Lo spieghi...
“Solo quando la pena si associa ad un’offerta di lavoro o di cultura, le persone cambiano strada. Tra coloro che hanno scontato tutta la pena in carcere torna a delinquere ben il 69 per cento, troppi. Mentre ci ricade solo il 5 per cento di chi ha potuto lavorare all’esterno, e solo il 17 di chi ha avuto una misura alternativa”.
Lei aveva appoggiato l’idea della liberazione speciale anticipata, condivisa anche da La Russa. Ma il resto della destra è contro...
“Comprendo delle riserve su indulto e amnistia. Ma l’istituto della liberazione anticipata esiste già: e consente nell’immediato di tutelare la dignità dei detenuti. Ma a monte dovremmo ripensare al ruolo del diritto penale”.
A cosa pensa?
“Ad agire sull’eccesso dei reati. Abbiamo assistito a una moltiplicazione notevolissima, che contrasta con la necessità di un quadro ordinato, in una materia delicatissima. Il diritto penale è una extrema ratio, non va dimenticato”.
Scusi, ne ha parlato con il governo, che ha varato il controverso decreto Sicurezza?
“Non spetta al mio ruolo. Peraltro, devo dire che la pratica di moltiplicare i reati è risalente nel tempo”.
A giorni, anche il Senato darà il suo ok alla separazione delle carriere. Lei aveva espresso criticità sull’Alta Corte disciplinare...
“Ci sono profili problematici, su cui, credo, si dovrà tornare a riflettere”.











