di Paolo Festuccia
La Stampa, 3 luglio 2026
Il vice presidente del Csm cita Leonardo Sciascia: “Se tutto è mafioso, nulla è mafioso”. “Bisogna lasciare alle spalle il momento referendario e pensare al futuro”. Fabio Pinelli, vicepresidente del Csm invita a incardinare un “tavolo della giustizia due punto zero”, per giungere a un “nuovo modello di giustizia per il Paese” orientato verso i “grandi beni da proteggere nella modernità”: privacy, reputazione, ambiente, sicurezza e contrasto alla criminalità digitale”.
Ma come lo immagina e soprattutto con chi?
“Tra quattro anni il codice penale avrà un secolo. C’è un numero infinito di reati sparsi nelle varie leggi speciali. Non sappiamo nemmeno quanti siano e nemmeno l’intelligenza artificiale saprebbe rispondere alla domanda. La legittimazione per scrivere nuove regole spetta alla politica, ma oggi più che mai è importante utilizzare anche il patrimonio di competenze della magistratura, dell’avvocatura e dell’accademia per disegnare il modello di giustizia del domani, iniziando dal chiedersi se ogni conflitto possa trovare soluzione nella giurisdizione o se non possano invece esistere luoghi diversi per la soluzione di alcuni conflitti. E, nel diritto penale, immaginare percorsi rieducativi diversi dal carcere, almeno per alcune tipologie di reati, affrontando il tema del sovraffollamento”.
Come immagina il percorso?
“Spiegando che non esistono soluzioni magiche per problemi complessi. Per ridisegnare il diritto con una nuova visione occorre attingere anche ad altri saperi, non solo dei giuristi, ma anche quello degli economisti, dei sociologi, degli ingegneri esperti di intelligenza artificiale”.
Colpa, dunque, anche del nostro ordinamento se la giustizia non è veloce e puntuale...
“Nel civile, bisogna chiedersi se una parte rilevante dei diritti patrimoniali, specialmente quelli aventi ad oggetto crediti pecuniari, possa trovare soddisfazione fuori dalle aule dei tribunali. Nel penale, bisogna riportare l’ordinamento ad essere un insieme di norme organiche. Se si aumentano le fattispecie cresce nel tempo la risposta punitiva carceraria. Va compiuto un percorso autenticamente liberale. Si vive nell’equivoco di fondo che il diritto penale sia uno strumento di ordine pubblico. Invece gli strumenti di ordine pubblico sono quelli pedagogico-culturali perché i tribunali possono intervenire per riparare un torto, ma sul tema dell’ossequio alle regole, della costruzione dei legami sociali, forse può essere più incisivo un insegnamento di una sentenza”.
La fase referendaria sarà ricordata anche per gli attacchi del ministro Nordio al Csm e per la decisione del presidente della Repubblica di presiedere il plenum dopo quegli attacchi…
“Eravamo nel periodo referendario. Mi limito a dire che, grazie alla guida saggia del presidente Sergio Mattarella, questa consiliatura è stata ed è estremamente virtuosa”.
Ma il tema delle correnti e della lottizzazione delle poltrone è ancora un caldo…
“Il Csm in questi anni ha trivato una sintesi anche sulle questioni più delicate, come le nomine dei direttivi. In alcuni casi ci sono delle diversità fisiologiche che appartengono correttamente alla stessa dialettica interna. È legittimo anche, per esempio, che la componente laica possa avere delle visioni sul modello di magistrato diverse da quelle della componente togata, anche perché perfino all’interno della magistratura si manifestano prospettive diverse. È nostro dovere contenere l’entità dei conflitti, non obliterare legittime diversità di vedute. Questo Csm ha dimostrato di poter arrivare a punti di sintesi. Guai se così non fosse, perché altrimenti il lavoro che viene compiuto nella nomina di alcuni magistrati che hanno più attitudine rispetto ad altri a ricoprire determinati incarichi potrebbe essere, per paradosso, svolto dall’intelligenza artificiale”.
Cosa pensa dell’affondo della procuratrice generale di Torino, Lucia Musti sulla delibera del Csm che individua undici Procure distrettuali collocate in aree ad alta densità mafiosa quasi tutte nel Sud?
“La delibera non è una mappa aggiornata della presenza della mafia in Italia, ma ha il fine di circoscrivere l’applicazione del testo unico dirigenti sulla pregressa esperienza acquisita per candidarsi a ricoprire determinati ruoli direttivi. È chiaro che la mafia è un fenomeno globale ma ogni territorio in cui si registrano episodi criminali riconducibili a contesti mafiosi non può essere qualificato come tale. Come ammoniva Sciascia “se tutto è mafioso, nulla è mafioso”. In questo senso, solo in presenza di determinate condizioni - rispetto appunto agli incarichi direttivi - si giustifica però l’attribuzione di un rilievo privilegiato alle esperienze maturate in ambito Dda”.
La recente delibera sulle linee guida della comunicazione ha attirato le critiche di toghe e Anm...
“Abbiamo affrontato uno dei nuovi diritti della modernità che è il diritto alla reputazione. Ma per discuterne bisogna avere chiaro quello che è l’oggetto della delibera: il preteso obbligo di emettere comunicati di rettifica. Non spetta certo al Csm stabilire le regole per il rilascio di copie di provvedimenti, che restano quelle fissate dal codice di procedura penale, sulle quali la delibera non è e non avrebbe potuto intervenire. La comunicazione non è un obbligo ma una scelta. È il procuratore - non potrebbe essere altrimenti - che decide liberamente se comunicare sulle indagini in corso nelle forme previste: comunicato o conferenza stampa”.
Ma se la procura decide di comunicare sulle indagini ha poi l’obbligo delibera di rettificare…
“Si è introdotto un principio di responsabilità nel ciclo informativo. Se si sceglie di comunicare una notizia nominando la persona indagata e descrivendo le accuse, si assume anche l’onere di seguire l’evoluzione di quella notizia. La protezione reputazionale delle persone non è un ostacolo alla trasparenza. Una comunicazione unidirezionale potenzialmente di segno accusatorio, qualora emergano elementi a favore dell’indagato, può incidere anche inconsapevolmente sul requisito di imparzialità del giudice. Hannah Arendt osservava che “giudicare impone di non vedere”, perché solo chi riesce a sottrarsi alla pressione delle rappresentazioni può aspirare a un’autentica imparzialità”. L’obiettivo, come ha avuto modo di dire anche l’ex presidente dell’Anm Parodi, è che la comunicazione sia programmata, tracciabile e governata all’interno di un sistema organizzativo unitario”.
Senta, la consiliatura si chiuderà il prossimo anno che bilancio traccia?
“Abbiamo compiuto un lungo e positivo percorso con tre risultati fondamentali: abbiamo raggiunto un livello di unanimità nell’approvazione delle delibere per gli incarichi direttivi, e non solo, vicino al 90%. Abbiamo dato un’impronta alla sezione disciplinare di estrema serietà e rigore, nel rispetto delle garanzie degli incolpati. Abbiamo proposto soluzioni strategiche e operative, accolte dal ministero, che permetteranno all’Italia di raggiungere gli obiettivi del Pnrr per migliorare l’apparato informatico tra gli uffici giudiziari, per interventi sull’edilizia, per smaltire arretrati, e poi”.
E ancora...
“Il dato legato alle proposte approvate all’unanimità parla di un Csm responsabile e all’altezza delle sfide del Paese e del ruolo istituzionale che la Costituzione gli affida”.










