di Davide Varì
Il Dubbio, 10 giugno 2026
Al vertice romano sulla “Rule of Law”, il vicepresidente del Csm invoca un sistema più ordinato per uscire dal labirinto delle troppe fonti normative: “Il cittadino ha diritto di conoscere l’esito della sua controversia. È il momento di aggiornare i pesi e contrappesi del potere”. Si è aperto ieri a Roma il Seminario di studi “Rule of Law”, alla presenza del Presidente della Repubblica. Ad inaugurare il confronto è stato l’intervento del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’Avv. Fabio Pinelli, che ha tracciato un’analisi profonda e stringente sullo stato di salute della democrazia costituzionale, sollevando interrogativi cruciali sulle derive del potere contemporaneo, sull’avvento dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di una maggiore certezza del diritto.
Il saluto al Capo dello Stato e il ruolo del CSM - In apertura del suo discorso, Pinelli ha rivolto un indirizzo di saluto al Presidente della Repubblica, sottolineando l’importanza della sua partecipazione: “La Sua presenza dà straordinario lustro a questo confronto sui caratteri e sulle prospettive dello stato di diritto, e testimonia ancora una volta quanto Lei consideri preziosi l’ascolto e la riflessione”. Il Vice Presidente ha quindi rimarcato la funzione del Consiglio Superiore della Magistratura sotto la guida del Capo dello Stato, definendolo, in linea con la Consulta, “pietra angolare” dell’ordinamento giudiziario: “Il Consiglio Superiore della Magistratura [...] sotto la Sua autorevolissima guida, dando effettiva attuazione ai principi della autonomia e della indipendenza della magistratura, contribuisce a garantire il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato e si conferma organo che ormai da tempo si manifesta come motore di un’incessante elaborazione culturale che investe i modelli interpretativi e organizzativi della giurisdizione. Un ruolo che [...] questa Consiliatura ha cercato di svolgere con competenza, impegno e rigore, sempre a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e nell’esclusivo interesse della efficiente organizzazione dell’attività giudiziaria...”
Il “degrado costituzionale” e l’evoluzione della separazione dei poteri - Entrando nel vivo del tema del seminario, definito “l’architrave della civiltà giuridica contemporanea”, Pinelli non ha nascosto la propria preoccupazione per lo scenario internazionale, citando i recenti riscontri della Commissione di Venezia del dicembre 2025: “Viviamo un’epoca purtroppo caratterizzata da significative regressioni dello Stato di diritto, anche in Paesi che un tempo avremmo definito di “democrazia stabilizzata”: negli ultimi anni abbiamo assistito con inattesa frequenza a fenomeni di degrado costituzionale, di significativo rafforzamento del potere esecutivo a detrimento di quello giudiziario, di neutralizzazione o comunque di sterilizzazione delle Corti costituzionali, ad esempio attraverso riforme tese a minare l’indipendenza dei loro membri”.
Di fronte a tale quadro, Pinelli ha evidenziato come il concetto di Rule of Law non sia statico, ma richieda un ripensamento profondo della classica tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), alla luce del trasferimento di competenze verso organismi sovranazionali, autorità indipendenti e soggetti privati: “Nella moderna architettura dello stato di diritto quello della separazione dei poteri si configura, dunque, come un principio dinamico, relazionale e multilivello, che opera attraverso interdipendenze e controlli reciproci: non più una distinzione organica e funzionale, una separazione statica, finalizzata ad evitare concentrazioni autoritarie, ma un sistema costruito su una logica di equilibrio conflittuale, che vede i poteri interferire tra loro e controllarsi reciprocamente attraverso un sistema di checks and balances sempre in evoluzione”.
La sfida tecnologica: “Un’epoca di ingegneri e di algoritmi” - Il passaggio più inedito e sferzante dell’intervento ha riguardato l’impatto delle nuove tecnologie e il potere accumulato dai colossi privati globali, capaci di sfuggire alle regole tradizionali della sovranità statale: “La nostra non è più, o non è più solo, epoca di giuristi e di filosofi, ma epoca di ingegneri e di algoritmi. Nel circuito di potere del nuovo mondo, le piattaforme di intelligenza artificiale pongono come centrale il tema che questo formidabile ma anche insidiosissimo strumento rimanga appannaggio di un numero limitato di soggetti globali dotati di enormi risorse, soggetti che, nei fatti, tendono a sottrarsi ad ogni forma di regolamentazione.”
Una siffatta evoluzione impone, secondo Pinelli, una drastica ricalibrazione del sistema di garanzie: “Si tratta di una sfida nevralgica che attende la tutela del Rule of Law: dovranno essere attentamente valutati i rischi connessi all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle autorità pubbliche, anche e soprattutto nel settore della giustizia; dovranno individuarsi misure efficaci per proteggere gli individui dal trattamento automatico e massivo delle informazioni personali; più in generale, dovrà essere ricalibrato il sistema di checks and balances.”
Il rapporto tra giudice e legge: l’esigenza di prevedibilità - Infine, il Vice Presidente del CSM si è soffermato sulla “stagione della complessità” che investe il sistema giudiziario, frammentato tra livello costituzionale, unionale e convenzionale. Una sovrapposizione che rischia di generare un “labirinto” in cui le decisioni diventano imprevedibili: “Ma il sistema non può trascurare il valore che per il cittadino ha la ragionevole prevedibilità dell’esito della sua controversia. La prevedibilità della decisione è fattore di certezza del diritto e presupposto della legittimazione del giudice. Se, fino ad oggi, i discorsi relativi alle Corti sono stati incentrati principalmente sulla necessaria libertà che deve essere riconosciuta al giudice, appare ora necessario sviluppare ulteriori riflessioni e perfezionare ulteriori accorgimenti: quella libertà, intangibile, infatti, non deve essere fine a sé stessa, ma servente a garantire l’attuazione del principio di uguaglianza”.
L’obiettivo finale indicato da Pinelli è dunque la transizione verso un modello più chiaro e armonico, capace di rispondere alle reali geografie del potere contemporaneo: “È giunto il momento storico in cui pensare ad un sistema più ordinato, nel quale sia più fluido ed intellegibile il rapporto tra il giudice e la legge, siano più solide e riconoscibili le coordinate attraverso le quali il diritto statale si integra con quello unionale [...]. Occorre aggiornare il sistema di checks and balances, disciplinare i poteri di tutti gli attori che oggi effettivamente lo detengono, orientare i controlli nella direzione della prevedibilità delle decisioni”. L’intervento si è concluso con i ringraziamenti ai numerosi e illustri ospiti presenti, tra cui il Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, la Presidente della Commissione Venezia Marta Cartabia, i Vicepresidenti della Consulta Viganò e Antonini, il Giudice costituzionale Pitruzzella e il consigliere del CSM Cosentino.










