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di Conchita Sannino

La Repubblica, 9 dicembre 2023

Il vicepresidente del Csm: “Caso Apostolico? Non si può volere tutto: inamovibilità, autonomia e indipendenza non stanno insieme anche con la parzialità”. “Le dichiarazioni di Crosetto? Il ministro ha già parlato con i magistrati. Sarei del parere di non enfatizzare questo caso”. Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, è alle prese con una mission quasi impossibile: placare l’incendio riattizzato dalle dichiarazioni del ministro della Difesa. Le cui parole - solo pochi giorni fa - sono cadute nel silenzio eloquente del Capo dello Stato Mattarella, che presiedeva il plenum a Palazzo dei Marescialli. Tra poche settimane, a gennaio, per l’avvocato padovano sarà un anno esatto nell’ufficio di vertice del Csm. Un bilancio “positivo” che per Pinelli, incrocia uno dei momenti più tesi del rapporto tra toghe e governo.

Vicepresidente Pinelli, il ministro della Difesa, cui afferiscono informazioni sensibili, considera la presunta “opposizione della magistratura” una minaccia per il governo. Lei condivide questo pensiero?

“Reputo improprio interloquire sulle dichiarazioni del ministro Crosetto. Posso dire che, entro certi termini, è fisiologica una tensione: c’è la classe politica che scrive le regole e c’è la magistratura che ne controlla l’applicazione. E non è neanche un tema solo italiano. Basti pensare a ciò che è accaduto negli Stati Uniti, in Spagna o in Francia”.

Eppure, il caso ha riacceso un conflitto che si sperava archiviato col berlusconismo...

“Io credo molto alla necessità di trasmettere una cultura fondata sul rispetto reciproco delle istituzioni. E credo anche che i giudici svolgano un ruolo fondamentale nella nostra democrazia che debba essere loro riconosciuto: si fanno carico di un eccesso di risoluzione dei conflitti, derivante anche dalla desertificazione dei luoghi di mediazione. Allo stesso tempo, la magistratura non deve pensare di avere un potere di rappresentanza, perché la rappresentanza spetta alle classi politiche. Anche perché la giustizia non cancella il torto, non fa miracoli. Può riequilibrare ma non risanare. Il risanamento vero sta nella capacità delle persone di ricostruire legami sociali. Remy Heitz, nuovo procuratore generale della Corte di Cassazione francese, ha chiesto “sostegno morale e pubblico” per le toghe. E certamente questo sostegno lo meritano migliaia di magistrati che lavorano nell’interesse del Paese. La politica deve ricordarlo”.

Altro caso clamoroso: il sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, a processo per rivelazione del segreto d’ufficio...

“Una materia che è in questo momento affidata alla valutazione della giustizia. Lasciamo che tutti lavorino con serenità”.

Non possono lavorare sereni, invece, i 26 Presidenti di Corte di Appello che hanno scritto a Nordio: la sua riforma sulla prescrizione paralizza la giustizia. Non trova singolare che non abbiano avuto una risposta?

“Sul tema dell’opportunità politica delle riforme non entro. Anche perché sono vicepresidente di un organo assembleare. Trovo legittimo che i presidenti di Corte di Appello si rivolgano al ministro: rappresentano le esigenze di chi vive sui territori il sistema giustizia, ed il ministro ha sempre chiesto una leale e forte collaborazione. Auspico che ci sia un miglioramento del dialogo”.

Lei ha visitato i Tribunali più esposti, visto criticità e sofferenze...

“E dobbiamo tener presente, da qui, che favorire una buona organizzazione degli uffici può produrre una migliore risposta di giustizia. Non esiste giustizia, se non tempestiva, anche nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Quindi siamo andati nei luoghi più disagiati: a Gela, a Vibo Valentia, a Caltanissetta, a Trani, a Napoli Nord, ad Agrigento...”.

Ci sono anche le “Caivano” della magistratura?

“Nelle zone ad alta densità criminale ci sono magistrati molto giovani che hanno bisogno di sentire la vicinanza dello Stato e che meritano quel sostegno morale e pubblico a cui facevo riferimento. In tanti di questi luoghi mi ha colpito che il Csm fosse avvertito come un organo lontano. Noi stiamo cercando, di contro, di far sentire che il Consiglio deve essere sempre più un’istituzione al servizio dei magistrati: capire le loro esigenze, essere rapidi nelle valutazioni di professionalità, approvare le tabelle organizzative in tempi rapidi”.

Il dialogo, spesso auspicato, non è risolutivo. Per far funzionare la giustizia servono, ad esempio, i 1700 magistrati che mancano.

“Ma anche qui occorre lavorare insieme. Lo sa, oggi, quanto tempo passa tra il bando e il momento della presa di funzione del magistrato? Quattro anni. Ma se siamo d’accordo che la carenza di organici è un’emergenza nazionale, allora bisogna sedersi e riconoscersi reciprocamente: la legittimità del potere politico di intervenire su un tema tanto delicato e le prerogative della magistratura di rivendicare i requisiti di qualità”.

Il procuratore di Napoli, Gratteri, per il quale lei ha votato in plenum, dice a Repubblica che con le nuove “pagelle” i magistrati diventeranno “pavidi passacarte”...

“Non commento le interviste di Gratteri. E aggiungo che, in generale, non abbiamo bisogno di incrementare la tensione”.

Forse andrebbe detto anche ad alcuni ministri della Repubblica?

“Lo ribadisco in termini generali. Mentre la nostra parte, come Consiglio, proviamo a farla fino in fondo. Un esempio. In dieci mesi di attività, abbiamo ridotto del 41 per cento i tempi di vacanza dei direttivi. Se prima passavano quasi due anni tra il procuratore che usciva e quello che entrava, adesso trascorrono 11 mesi”.

Non pochi comunque...

“Che, a fine dicembre, diventeranno 8-9 mesi. Stiamo facendo un lavoro straordinario grazie ai consiglieri ed alla struttura che vanta professionalità di prim’ordine”.

Lei è il vicepresidente che vota anche con plenum che si spacca: è intervenuto con esito decisivo per la Procura di Firenze.

“Conosco l’obiezione ma non la condivido. Ho esercitato un diritto. E alcuni vicepresidenti votavano molto più di me. Neppure si può dire che prima ho svolto la funzione di avvocato anche in quel territorio perché questo è assolutamente fisiologico. L’ho svolta con passione in tutta Italia e ora sono cancellato dall’albo”.

Quello che verrà sarà l’anno del premierato: con quali conseguenze?

“È del tutto inopportuno che io entri in questo dibattito”.

Il caso del giudice Apostolico. Il Plenum si esprimerà sulla pratica a tutela...

“Machiavelli diceva che i buoni costumi per mantenersi hanno bisogno di buone leggi. Ma anche le leggi hanno bisogno di buoni costumi. I comportamenti contano: perché avvalorano e suffragano il prestigio, e la reputazione, su cui si reggono le istituzioni. Anche un singolo gesto, o scelta, incidono sulla credibilità della magistratura”.

Un magistrato che va in piazza per partecipare a una manifestazione sui diritti diventa parziale?

“Io ritengo che un magistrato debba non solo essere ma anche apparire terzo, come indica anche la Cassazione. Non si può volere tutto: inamovibilità, autonomia e indipendenza non stanno insieme anche con la parzialità”.