di Sabrina Chiellini
Il Tirreno, 14 settembre 2019
Il carcere Don Bosco è sovraffollato. Si parla di carenze croniche, visto che da circa 50 anni non vengono fatti investimenti importanti sulla casa circondariale. Ma i numeri che sono stati resi noti durante la cerimonia per il 202esimo anniversario della fondazione del corpo di polizia penitenziaria balzano agli occhi. Per "capienza regolamentare", come la definiscono gli addetti ai lavori, il carcere prevede la gestione di 205 detenuti. Al momento invece la casa circondariale ne accoglie 280.
"Tra questi ci sono molti soggetti pericolosi, con problemi di dipendenza da droghe e gravi problemi psichiatrici e con una preponderante presenza di detenuti stranieri, circa 170", ha spiegato il commissario capo, Vincenzo Pennetti, dopo il saluto del direttore del carcere, Francesco Ruello.
Ai 280 detenuti entro la fine dell'anno si aggiungeranno le 30 detenute del reparto femminile che ora è in ristrutturazione ma che presto sarà ultimato. Nel conto dovranno essere inseriti anche altri 15 detenuti di una sezione del reparto penale che attualmente è inagibile. In condizioni ordinarie il Don Bosco si attesterà sulle oltre 300 presenze.
Nel ricordare l'attività svolta nell'ultimo anno (da settembre 2018) dalla polizia penitenziaria, Pennetti si è soffermato sulle 72 denunce all'autorità giudiziaria effettuate, sui 10 sequestri di sostanza stupefacente e su una perquisizione straordinaria dell'istituto finalizzata a contrastare l'introduzione di droghe che è stata svolta con il supporto delle unità cinofile della Finanza. Dal carcere sono entrati e usciti per varie ragioni 1.185 detenuti. Le aggressioni sono il problema che più incide sugli operatori del carcere.
"Nell'ultimo anno ci sono state 13 aggressioni da parte di detenuti nei confronti di 16 agenti che hanno determinato ben 305 giorni di assenza per infortunio sul lavoro" ha aggiunto Pennetti. Così come mancano ispettori e sovrintendenti rispetto a quanto è previsto dall'attuale pianta organica. A fronte di 22 ispettori previsti ce ne sono 11, i sovrintendenti previsti dovrebbero essere 32 invece ce ne sono 6. "La carenza di sottufficiali dei due ruoli, pari a 37 unità, comporta inevitabili difficoltà per il corretto andamento della gestione dell'istituto", ha aggiunto il capo della guardie penitenziarie.
Una fotografia della situazione che non registra solo ombre. Per il Don Bosco si potrebbero aprire nuove prospettive. Dopo 50 anni di immobilismo, oltre ai lavori della sezione femminile, è stata finanziata la ristrutturazione della sala convegni che ieri il prefetto, Giuseppe Castaldo, ha inaugurato. Un segnale, anche se nel complesso il carcere ha bisogno di importanti interventi di ristrutturazione, a cominciare dal centro clinico che non viene ammodernato da quando è stato aperto. Intanto proprio in questi giorni il Comune sta definendo la data in cui la commissione Politiche sociali andrà a visitare, per rendersi conto direttamente delle carenze, il carcere insieme al garante dei detenuti, avvocato Alberto Marchesi.










