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di Ilenia Pistolesi


La Nazione, 24 luglio 2021

 

Problemi di allestimento per la Compagnia della Fortezza a causa del Covid, ma lo spettacolo si farà lo stesso: "Superate le difficoltà". "Le Entità che cerchiamo di far emergere in noi. Abitano nella loro patria, ma come stranieri, partecipano a tutto come cittadini, e tutto sopportano come forestieri; ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è per loro terra straniera. Dimorano sulla terra - scrive Armando Punzo - ma sono cittadini del cielo. Innocenza, Armonia, Letizia, Luce, Respiro, Vento dolce, Vento luminoso, Anima, Mondo che si ritrae, Principio Speranza, Uscite dal Mondo, Il Cacciatore celeste, Il Distillatore della vita, Vita mancata, Aurora, Natura, Infinito. Per arrivare all'Annientamento in vista della più difficile delle valli, quella della Permanenza".

La Compagnia della Fortezza si prepara al debutto dello spettacolo "Naturae. La Valle dell'Annientamento", in scena fra le mura del Maschio da domani al primo agosto dopo le terribili settimane che questo inverno hanno scatenato un potente cluster fra le celle, con i lavori dello spettacolo interrotti a marzo e ripresi a maggio. Troppo breve il tempo per realizzare il finale del grande romanzo epico e etico partito nel 2015 con le baraonde selvagge shakesperiane e le Babeli di Borghes, ed ecco che lo spettacolo sarà ancora un nuovo varco da trascendere per i protagonisti, 'Lui e il bambino'. Ne parliamo con il regista e drammaturgo Armando Punzo. Punzo, lo spettacolo non sarà un approdo. "Sarà la possibilità di approfondire i temi che dovevamo affrontare nel finale della saga, ma sono mancati due mesi e mezzo di lavoro. È l'idea di questo lungo viaggio dell'essere umano che ci ha consegnato Shakespeare, per arrivare ai 'personaggi-idea' di Borghes. È un viaggio per scoprire quelle qualità che normalmente teniamo segregate in un pozzo. E il nuovo spettacolo, di fondo, è un anelito alla felicità".

 

Perché "La Valle dell'Annientamento"?

"È un riferimento al 'Verbo degli Uccelli', è il distaccamento per raggiungere uno stadio di evoluzione al di sopra del bene e del male. Annientarsi per giungere alla possibilità di una felicità ed arrivare alla 'Valle della Permanenza', luogo dove mettere in pratica questa nuova Genesi che portiamo in scena dal 2015".

 

Quanto è stato arduo allestire lo spettacolo in un 2021 in cui il carcere è stato travolto dalla tempesta pandemica?

"Abbiamo avuto un cluster con più di 70 ammalati, gestito all'inizio con molte difficoltà, ma con grande professionalità. Ho ritrovato un carcere come quello di 30 anni fa, ancor più chiuso, nonostante l'impegno della direzione carceraria a tenere i contatti fra detenuti e loro cari. Alcuni detenuti sono rimasti 40 giorni, anche più, in isolamento nelle loro celle. Quel che abbiamo fatto è ritrovare gli orizzonti, rinascere per dare spazio a nuovi ragionamenti. È stato come rincominciare da capo. Abbiamo adattato il nostro lavoro combattendo con questa nuova difficoltà, arrivando probabilmente a capire ancora più in fondo dove stiamo arrivando adesso".