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La Nazione, 23 luglio 2026

Alle denunce dei giorni scorsi di politici locali e regionali, si aggiungono quelle delle volontarie e dei volontari che operano nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa che “esprimono fortissima preoccupazione per il peggioramento, in questa torrida estate, delle condizioni di vita della popolazione carceraria. Un peggioramento, riflettono, dovuto a: “Il sovraffollamento al 156% che rende difficile la gestione dell’istituto e incide su situazioni già inaccettabili (si pensi a 3 docce per 60 detenuti); le infestazioni da cimici che si insinuano nei mobili e nei materassi e che provocano infezioni e sofferenze quotidiane alle persone ristrette; i ritardi nella gestione di istanze (permessi premio, art.21, etc) rivolte alla Magistratura di Sorveglianza di Pisa dovuti a carenze di personale; la mancanza di investimenti nel personale e nelle strutture (molte celle hanno ancora i bagni a vista) che ostacola qualunque tentativo di miglioramento anche da parte della direzione del carcere”. “Come evidenziato dalla mobilitazione nazionale promossa nei giorni scorsi dalla conferenza dei garanti - aggiungono ancora i volontari che operano al Don Bosco - tutto ciò rende il carcere, e purtroppo non solo il Don Bosco, un posto dove si muore: per suicidio ma anche per cause cosiddette naturali, non ancora classificate, morti il cui numero è aumentato da 16 a 51 nel 2026”. Il volontariato “tutto, oltre ad esprimere vicinanza e solidarietà alla popolazione ristretta, chiede alle autorità locali di intervenire in un carcere collocato nel cuore della città ma che la città spesso ignora. Chiede poi, con forza, che cambi la politica governativa, tutta finalizzata all’aumento dei reati e delle pene, e che sia pienamente rispettata la dignità delle persone”.